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Carige, parte l’era Malacalza

Si apre l’era Malacalza in Banca Carige. L’assemblea degli azionisti dell’istituto genovese ha nominato presidente del nuovo cda l’ex numero uno della Corte costituzionale, Giuseppe Tesauro, e alla vicepresidenza Vittorio Malacalza, socio di maggioranza con una quota del 17,6%. Durante le assise l’avvocato Vincenzo Mariconda, rappresentante di Malacalza investimenti, ha voluto «prendere atto con grande soddisfazione della straordinaria affluenza di soci all’assemblea», che «è un segno molto importante della vicinanza e dell’attaccamento degli azionisti alla banca e crediamo che testimoni la diffusa condivisione di una ferma volontà di difesa, consolidamento e rilancio di Carige, e la comune tensione verso un radicale rinnovamento volto allo sviluppo della banca».

Il legale ha quindi rivendicato il ruolo da protagonisti dei principali azionisti di Carige: «Si può ben dire in definitiva che l’azionariato ha fatto la sua parte, manifestando la propria fiducia nella banca, sottoscrivendo integralmente due successive operazioni di aumento del capitale, nell’estate del 2014 e nell’estate del 2015, con conseguente afflusso di una ingente liquidità e corrispondente rafforzamento patrimoniale della società, in una misura che è stata ritenuta ampiamente adeguata, tenuto conto della ridefinizione dei conti della banca, dagli amministratori della società e dalle autorità di vigilanza».

Subito dopo, però, ecco la stoccata all’attuale gestione manageriale: «I risultati economici, anche dell’esercizio 2015, sono stati molto deludenti e appaiono del tutto inadeguati alle potenzialità di Carige, che consistono, oltre che nella sua attuale struttura patrimoniale e azionaria, nel suo forte radicamento territoriale, nella qualità e diffusione della sua rete, nel suo tradizionale rapporto fiduciario con i clienti risparmiatori e con il tessuto imprenditoriale e nell’elevata professionalità dei suoi dipendenti.
Questo risultato negativo non può continuare a essere imputato a una leadership gestionale cessata ormai da quasi tre anni (quella dell’ex presidente Berneschi, ndr). Ciò non solo per il tempo trascorso, ma anche in considerazione degli eventi favorevoli sopravvenuti: in primo luogo, e soprattutto, l’afflusso di nuovo capitale per circa 1,6 miliardi di euro, cui vanno aggiunte operazioni di capital management di importo rilevante e, inoltre, un rinnovato clima di fiducia conseguente alla ridefinizione della compagine azionaria, che ha segnato una forte discontinuità con il passato, e l’ingresso di gruppi imprenditoriali operanti nel territorio di riferimento della banca». Al contrario, «occorreva una cura assidua dell’impresa bancaria, volta a valorizzare le già sottolineate potenzialità, rinnovando e rafforzando, per un verso, il rapporto fiduciario con la clientela, e curando di sviluppare, per altro verso, il coordinamento tra il vertice gestionale, la struttura centrale e la rete, e i dirigenti e i dipendenti tutti».

Nessuna risposta è arrivata a questi rilievi, dato che l’a.d. uscente Piero Montani non ha partecipato all’assemblea. Nessuna replica nemmeno dal presidente uscente, Cesare Castelbarco Albani. Il nuovo cda, in carica fino alla primavera del 2019, sarà composto da 15 consiglieri: dieci della lista Malacalza, tre della lista Volpi-Spinelli, uno della lista Assogestioni e l’ultimo della lista Coop Liguria e Fondazioni Casse risparmio di Savona e Carrara. La prima riunione del nuovo board, con l’assegnazione delle deleghe, è prevista per lunedì prossimo.

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