Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Carige parte dalle cessioni

Prima la vendita di alcuni asset, poi l’aumento di capitale. È un piano in due mosse – con la seconda rigorosamente subordinata alla prima – quello che finirà oggi al vaglio del consiglio di amministrazione di Banca Carige. L’obiettivo, come annunciato tre settimane fa, è quello di consolidare il capitale della banca per 800 milioni, ma sulle modalità con cui operare (Che cosa cedere? Quanto aumento di capitale chiedere ai soci?) il confronto, dentro e fuori dalla banca, in questi giorni è stato serrato.
Alla fine, a quanto si apprende, la proposta che oggi finirà sul tavolo del consiglio è una soluzione di buon senso articolata in due tempi. In una prima fase, coadiuvata dall’advisor Banca Leonardo, Carige metterà in vendita alcuni asset considerati non core: in particolare, secondo quanto trapela da fonti genovesi, si tratterebbe di un pacchetto di immobili e di una (o entrambe) delle due compagnie assicurative del gruppo (Carige Assicurazioni e Carige Vita). Solo una volta chiusa questa partita, o per lo meno solo una volta definito l’ammontare del possibile incasso, si aprirebbe la seconda: con l’assistenza questa volta di Mediobanca, l’istituto si rivolgerebbe ai soci storici e al mercato per un aumento di capitale. Considerato che l’obiettivo è quello di patrimonializzarsi per 800 milioni, tanto più alto sarà il ricavato delle cessioni, tanto minore sarà l’esborso chiesto ai soci.
Proprio per questo motivo una soluzione di questo tipo, si apprende, troverebbe anche l’appoggio del principale azionista di Carige, la Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, che ha in mano il 47,04% della banca. In caso di aumento l’ente non avrebbe preclusioni a veder diluita la propria partecipazione nel capitale della banca, tuttavia prima di fare i conti vorrebbe avere la conferma di una seria campagna di cessioni.
Intanto, dopo la lettera inviata da Banca d’Italia giovedì scorso, sembra in salita la strada per la distribuzione di un dividendo con l’esercizio 2012, come anticipato da Carige tre settimane fa contestualmente all’annuncio del piano. A quanto si apprende, Carige rientrerebbe tra gli intermediari che con un core tier 1 ratio inferiore al livello “obiettivo” comunicato alla Vigilanza: in questi casi, prescrive il regolatore, niente cedola. Anche questo nodo verrà sciolto nel board di oggi, che terminerà con un comunicato che probabilmente verrà diffuso non prima di domattina.
In parallelo al piano di rafforzamento patrimoniale, il gruppo accelererà nel processo di razionalizzazione interna, con una riduzione dei costi della governance (in pratica, verranno tagliate alcune poltrone nelle controllate), 450 esodi volontari entro il 2017 (con risparmi per 30 milioni all’anno) e «un’azione di razionalizzazione della rete distributiva per eliminare talune sovrapposizioni territoriali». In quest’ultimo caso, si apprende, non si esclude la chiusura di alcune filiali, ma anche qui il piano non è ancora definito nei dettagli.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ai tempi delle grandi manifestazioni contro la stretta cinese, le file degli studenti di Hong Kong a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’ingresso nel tempio della finanza tradizionale pompa benzina nel motore del Bitcoin. Lo sbarco s...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’Internet super-veloce e la fibra ottica sono un diritto fondamentale, costituzionale, che va ass...

Oggi sulla stampa