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Carige, nuovi soci con Malacalza

Con l’ingresso della Malacalza Investimenti nella compagnie azionaria di Banca Carige, attraverso l’intesa per l’acquisto del 10,5% di azioni della Fondazione Carige, si chiude, in questa fase, la partita della Investindustrial di Andrea Bonomi, che era in corsa, al pari del gruppo ligure, per acquisire una quota significativa delle quote detenute dall’ente.
L’arrivo della famiglia che controlla, tra l’altro, Asg Superconductors, però, non serra definitivamente le porte all’imprenditore. Bonomi, infatti, potrebbe rientrare in corsa in occasione del prossimo aumento di capitale (da 700 milioni) della banca, che attende di essere deliberato non appena Bce darà il suo parere sul capital plan presentato da Carige. Un parere che si aspettava per questa settimana ma che, invece, probabilmente richiedrà tempi più lunghi e arriverà alla fine della prossima.
Bonomi, poi, è in buoni rapporti con la famiglia Malacaza ed era stato proprio lui a d assumere un ruolo da paciere nel momento più aspro del conflitto tra i genovesi e Marco Tronchetti Provera su Camfin.
L’arrivo dei Malacalza in Carige, peraltro, può favorire l’aggregazione di altri imprenditori genovesi, i quali potrebbero mettere da parte i dubbi che finora li avevano trattenuti e comprare quote del 4,8% di Carige ancora in capo alla Fondazione.
Quote che, secondo rumors di mercato, l’ente ha già iniziato a vendere, approfittando dell’ottima performance di ieri del titolo Carige, che ha segnato a piazza Affari una crescita del 10,23% arrivando a 0,0722 euro. Ma una compagine di genovesi o singoli investitori potrebbero anche decidere di acquistare azioni sul mercato al momento della ricapitalizzazione.
Il gruppo Malacalza ha firmato domenica scorsa il contratto preliminare per l’acquisizione del 10,5% di fondazione Carige, con un prezzo di vendita fissato a 66,19 milioni, pari a 0,062 euro per azione. Una mossa compiuta, ha detto Vittorio Malacalza, «per supportare Carige», con «l’obiettivo di rafforzare il ruolo tradizionale della banca a supporto dello sviluppo economico del territorio di riferimento».
E ieri il presidente della banca, Cesare Castelbarco Albani, commentando l’acquisizione, ha sottolineato che «è importante per il nostro gruppo che investitori genovesi di grande valenza e levatura internazionale abbiano deciso di impegnarsi in maniera molto significativa nella banca e sono certo che l’apporto delle loro notevoli competenze a livello imprenditoriale sarà fondamentale per il futuro sviluppo del Gruppo Banca Carige».
Anche Castelbarco, dunque, ha posto l’accento sull’importanza del fatto che, nella compagine azionaria dell’istituto, la componente genovese mantenga un ruolo significativo. D’altro canto, Malacalza ha lasciato intendere di non avere preclusioni di sorta sull’ingresso, in Carige di altri soci, grandi o piccoli, che vogliano condividere un percorso comune. Siano la Investindustrial, altri genovesi o magari qualche azionista già presente nella banca. E in questo caso si può pensare ai francesi di Bpce (con il 9,9%) o Ubs group, che detiene il 4,6%. Una percentuale che, ha precisato un portavoce di Bonomi, «non è riferibile a Investindustrial», come invece aveva ipotizzato lo stesso Malacalza.
Ieri , sull’operazione chiusa dalla Fondazione è arrivato anche il placet del sindaco di Genova, Marco Doria. «La cessione di azioni Carige da parte della fondazione al gruppo Malacalza è notizia sicuramente positiva», ha detto il sindaco . Per la fondazione, ha poi aggiunto, « la vendita di quote azionarie della banca era scelta obbligata, per mettere in sicurezza l’ente stesso, in una fase difficilissima. Il raggiungimento di un accordo col gruppo Malacalza conferma che i piani industriali della banca risultano credibili e giustificano investimenti significativi . Che questa sia la scelta di un grande gruppo imprenditoriale con solide basi nel nostro territorio garantisce solidità all’istituto di credito e rafforza la possibilità di tenuta del legame tra la banca e la città e la regione, pur senza escludere in prospettiva ipotesi di future aggregazioni».
In effetti, è sulle future aggregazioni che potrebbe snodarsi un successivo capitolo della vicenda di Carige. Nel binocolo c’è la trasformazione delle Popolari in spa, che potrà aprire nuovi scenari, che potrebbero condurre Carige verso una fusione con un’altra banca.
Per quanto riguarda ancora la Fondazione Carige, il cda dell’ente si è riunito nuovamente ieri (dopo il meeting di domenica per sottoscrivere l’accordo sulla cessione azionaria) ed ha approvato la bozza del nuovo statuto. Il testo sarà ora sottoposto al giudizio del consiglio d’indirizzo e poi inviato al Mef. Sono previsti quattro esuberi tra il personale, tagli del numero di consiglieri e il dimezzamento degli emolumenti, come annunciato nei mesi scorsi.

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