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Carige, no a Mincione Mps, Morelli: bisogna fare utili

Il Montepaschi recupera i cali del lunedì post-elezioni chiudendo con +4,26% a 3,18 euro, insieme con l’intero comparto bancario. Ma quello della Borsa è solo uno degli indicatori per misurare lo stato di salute di un istituto, specialmente quello senese alle prese con un piano rigido di ristrutturazione imposto dalla Commissione europea: «Pensare che una banca come il Monte si rimetta a camminare spedita come i concorrenti e veloce non è uno scenario plausibile», ha detto ieri il ceo di Mps, Marco Morelli, intervenendo al congresso della Fabi a Roma insieme con il ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier (che dal canto suo si è detto «fiducioso» sull’esito degli stress test in arrivo da parte dell’Eba, dai quali invece Mps è esonerata).

Il timore del sindacato guidato da Lando Maria Sileoni è che la banca possa a un certo punto essere costretta dalla Ue ad arrivare a licenziamenti per colpa di una cura dimagrante troppo drastica. «Possiamo discutere di quanto sono aggressivi gli obiettivi, ma la banca deve fare ricavi e a un certo punto deve produrre degli utili, punto», ha detto Morelli, che in un anno e mezzo ha portato a casa una non scontata «ricapitalizzazione patrimoniale» da 8,1 miliardi che ha rimesso in piedi la banca. Se al momento Mps sia o meno in linea con gli obiettivi del piano «lo saprò dire alla fine del 2018, al 6 marzo è una cosa impossibile da dire», ha concluso Morelli. Ora c’è da affrontare anche il tema dell’azionista pubblico, avendo il Tesoro il 68% della banca: «Che ci sia un cambio a livello di governo e ministro dell’Economia non ha un impatto su ciò che dobbiamo fare».

Intanto ieri l’altra banca in ristrutturazione, Carige, ha approvato i conti definitivi al 2017 alzando di 8 milioni la perdita a 388,4 milioni per maggiori accantonamenti sugli npl. Il board della banca presieduto da Giuseppe Tesauro e guidata da Paolo Fiorentino ha anche respinto la richiesta di Raffaele Mincione, terzo azionista attraverso la società Pop 12 con il 5,428% dopo Malacalza Investimenti (20,639%) e Gabriele Volpi (9,087%), di un posto nel consiglio, per «insussistenza dei presupposti per poter accogliere al momento le istanze di rappresentatività».

Fabrizio Massaro

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