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Carige, Malacalza al bivio sull’offerta di Apollo

Dietro richiesta della Consob, Banca Carige conferma le indiscrezioni relative all’offerta di Apollo management international di rilevare il portafoglio sofferenze dell’istituto genovese e di compensarne gli effetti con un aumento di capitale riservato al fondo che lo porterebbe ad avere più del 50% della banca.Una richiesta che ha spiazzato l’azionista di maggioranza del gruppo genovese, Vittorio Malacalza, il quale, secondo alcuni analisti, se l’operazione andasse in porto, rischierebbe di registrare una perdita potenziale compresa tra 160 e 170 milioni, una somma che deriverebbe principalmente dai 150 milioni persi potenzialmente dal titolo in termini di capitalizzaizone dal quando la famiglia ligure ha rilevato il 17,58% della banca con un investimento di circa 250 milioni. E la performance del titolo è stata solo in parte corretta dall’annuncio del rinnovo del cda, lanciato proprio da Malacalza, perché ha subito i contraccolpi della divulgazione della draft decision con cui la Bce ha chiesto alla banca genovese un nuovo funding plan entro domani (giorno anche dell’assemblea degli azionisti e del cambio di consiglio); un nuovo piano industriale per uno scenario deteriorato; e un piano sulle opzioni strategiche di gruppo (cioè possibili aggregazioni).
Ieri, in ogni caso, il titolo Carige è stato stimolato positivamente dall’ufficializzazione dell’offerta di Apollo ed è salito del 4,80% arrivando a 0,60 euro.
Con una nota «richiesta da Consob», Carige ha comunicato di aver ricevuto da Apollo una prima lettera («non sollecitata dalla banca», si sottolinea) il 10 febbraio, in cui il fondo faceva un’offerta per l’acquisto dei crediti in sofferenza del gruppo, a fronte di un aumento di capitale da 625 milioni, «riservato a fondi riferibili ad Apollo per 525 milioni, e offerto in opzione per i restanti 100 milioni agli attuali azionisti». Due giorni dopo, il 12 febbraio, Malacalza annunciava di voler cambiare i vertici della banca. La nota di Carige spiega poi che il cda «ha esaminato e approfondito tale proposta, in più sessioni, con l’ausilio dei propri consulenti, che si sono confrontati, senza dar corso a una negoziazione, con l’offerente».
Il 23 marzo, quindi, è arrivata una seconda lettera di Apollo che rettificava la precedente e proponeva «un’offerta vincolante di acquisto del portafoglio di crediti in sofferenza del gruppo, a condizioni riviste, compensandone gli effetti con un aumento di capitale da 550 milioni (interamente garantito da fondi affiliati ad Apollo), riservato a fondi riferibili ad Apollo per 500 milioni, e offerto in opzione per i restanti 50 milioni agli attuali azionisti». La nota si conclude con il chiarimento che, vista la «imminente scadenza dalla carica dell’attuale cda», ogni valutazione relativa alla proposta «sarà, come peraltro espressamente auspicato dal fondo, di competenza del nuovo” cda, che s’insedierà dopo l’assemblea di domani.
Riguardo ai non performing loans (npl) il fondo Usa avrebbe offerto, per rilevare 3,5 miliardi di sofferenze, 695 milioni, pari al 17,6% del valore nominale. Una percentuale giudicata non generosa da diversi analisti e che potrebbe far passare il concetto che, anche per le altre banche italiane in difficoltà, possa arrivare una svalutazione intorno all’80% del valore degli npl. Forse proprio questa riflessione ha contribuito ieri alle performance negative, in piazza Affari , di diversi istituti di credito, tra i quali Bpm (-3,6%), Banco Popolare (-3,7%) e Mps (-4,78%), che ha già svalutato del 63,4% i propri npl e, per arrivare all’80%, dovrebbe fare ulteriori rettifiche per oltre 4 miliardi .
Secondo Intermonte, l’offerta di Apollo «non è generosa», in quanto Carige, anche alla luce del fatto che non avrà più sofferenze, farebbe molti più utili per minori accantonamenti e maggior margine interesse. Malacalza, secondo le stime di Intermonte, ai prezzi attuali avrebbe una perdita di 160-170 milioni, per cui viene ritenuta assai difficile una sua adesione all’offerta del fondo. Analoga l’analisi di Websim, i cui esperti pensano che Malacalza non aderirà «all’eventuale offerta di Apollo che, post aumento di capitale, deterrebbe, ai prezzi attuali, circa il 54% del capitale e dovrebbe lanciare un’opa». Ma non tutti la pensano così. Equita ritiene, infatti, che la pressione esercitata da Bce perché la proposta di Apollo sia tenuta in considerazione, lasci a Malacalza «poche alternative se non accettare la proposta oppure promuovere lui stesso un aumento di capitale. Questa seconda opzione però è rischiosa a meno che non abbia già un pre-accordo per un’aggregazione». In merito a questa possibilità, l’analista di una banca d’affari ritiene che Malacalza potrebbe «vendere le sofferenze a un prezzo migliore, magari utilizzando la Gacs (Garanzia cartolarizzazione sofferenze, ndr), e cercare di rivalutare il titolo» per poi portare la banca alla fusione con un a ltro istituto.
Secondo Icbpi, invece, «l’operazione Apollo avrebbe finanziariamente un senso» perché «la contabilizzazione della perdita sulla cessione delle sofferenze sarebbe compensata da un aumento di capitale». Più complesso, invece, «stimare l’impatto sulla valorizzazione di mercato del titolo».

Raoul de Forcade

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