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Carige, lo scontro al vertice arriva in cda

Sarà di fatto uno showdown tra l’azionista di riferimento di Carige, Vittorio Malacalza, e l’ad, Guido Bastianini, l’odierna riunione del cda di Carige. L’organismo è stato convocato dal presidente di Carige, Giuseppe Tesauro, e l’ordine del giorno prevede la discussione della sfiducia manifestata, nei giorni scorsi, da Malacalza (che è anche vicepresidente della banca), nei confronti dell’ad. Una situazione che potrebbe risolversi anche con un passo indietro del manager, il quale era stato portato alla guida dell’istituto di credito genovese proprio da Malacalza. In questi giorni, però, Bastianini è parso tutt’altro che intenzionato a retrocedere.
Certamente il testo della lettera vergata da Malacalza e riportata, nelle parti salienti, dal Secolo XIX e dalla Stampa, mette in luce una frattura insanabile tra i due. Facendo anche emergere come, secondo l’azionista, ad e cfo (Arturo Betunio) non abbiano riportato al cda indicazioni importanti arrivate dalla Bce nel 2016.
Nel documento si legge che agli amministratori non sono state riportate «comunicazioni dell’autorità di vigilanza in merito alla necessità di un aumento di capitale di circa 600 milioni (e non di 450 com’è stato finora quantificato nel piano industriale di Carige, ndr) e alla conseguenza dell’adozione dello stato di early intervention (intervento precoce, ndr) in caso di inerzia nella disposizione di Npl e di perdurare dell’inefficienza del modello di business».
Un intervento precoce della Bce può includere l’attuazione di piani di risanamento ma anche la rimozione dei componenti degli organi di amministrazione e controllo e dell’alta dirigenza, nonché l’amministrazione straordinaria e altre misure di natura straordinaria.
Per la verità, una nota della banca del 28 ottobre 2016, con la quale era stato reso noto l’arrivo di due bozze da parte di Bce, una con l’esito dello Srep e l’altra con la richiesta di un piano per ridurre gli Npl, spiegava che Francoforte chiedeva gli fosse sottoposto, proprio «come intervento precoce, un piano strategico e operativo in merito alla riduzione degli Npl, valutandone anche gli impatti in termini di adeguatezza patrimoniale». Proprio da questa comunicazione si è sviluppato il piano industriale di Bastianini che prevede la cessione di una prima tranche da 950 milioni di Npl tramite Gacs; un aumento di capitale; la creazione di una società-veicolo per scorporare altri 2,4 miliardi di Npl della banca e la conversione di un bond subordinato che fa capo, in parte, a Generali.
Malacalza, però, sostiene che il cda è stato informato in maniera «carente», da ad e cfo, in merito a tutte le operazioni strategiche, criticando, poi, il «budget 2017, deludente negli obiettivi e predisposto con ritardo».
Il malumore dell’azionista, peraltro, è condiviso da una parte, almeno, del consiglio. «Si era trovato – spiega una fonte – un piano che aveva linee precise. Ma quando è arrivato il momento di discutere la prospettiva anche alla luce del lavoro fatto dall’ad con gli advisor, ci siamo trovati di fronte a uno scenario completamente diverso». Riguardo alla cessione degli Npl, «è stato spiegato che la parte residuale, non oggetto di Gacs, aveva un valore di cessione più basso di quello preventivato. Una situazione per cui la prospettiva, a molti, è sembrata una cosa radicalmente diversa dal progetto che era stato condiviso. E questo all’improvviso, dopo che se ne stava parlando da tempo».
Oggi tutti questi nodi saranno sul tavolo del cda, dove peraltro siederanno due consiglieri in meno, tra quelli designati da Malacalza: Elisabetta Rubini (che ha lasciato a maggio) e Paola Girdinio (dimessasi mercoledì).
In ogni caso, se si arriverà alla sfiducia di Bastianini, chiarisce una fonte vicina al dossier, «si prenderanno le delibere idonee a mettere la banca in sicurezza, nel senso di mantenere la piena operatività». L’obiettivo è che «le deleghe siano messe in capo a persone di struttura, in modo che la banca non abbia nemmeno un’ora di problemi operativi». E poi, «in un tempo rapidissimo, si dovrà arrivare a una sostituzione» dell’ad.

Raoul de Forcade

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