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Carige, le mosse di Bonomi e la «tentazione» per Bpm

Mentre il titolo Carige segna un rialzo (ieri ha totalizzato +0,92% in Borsa, chiudendo a 0,0659 euro), la riforma delle Popolari entra in gioco, sia pure di riflesso, nel progetto di ricapitalizzazione della banca . E non potrebbe essere altrimenti, visto che l’imprenditore Andrea Bonomi, uno dei soggetti maggiormente interessati, con la sua Investindustrial, all’ingresso in Carige, è stato l’artefice del «progetto Ovidio».
Progetto che puntava a trasformare Bpm in una spa eliminando l’anomalia del voto capitario, proprio come punta a fare il decreto annunciato dal governo Renzi. Un piano, quello per Bpm, che, benché non andato in porto, era condiviso dall’allora consiglliere delegato della popolare, Piero Luigi Montani che, guarda caso, oggi è ad di Carige.
E se il dl governativo può aprire la strada anche a un ritorno di fiamma di Bonomi per la Popolare di Milano, spiegano fonti vicine a Investindustrial, «è chiaro che la Bpm non esiste se prima non va in porto Carige». Come dire che Bonomi è concentrato su Carige e sulla trattativa con la Fondazione omonima, azionista di punta (col 19%) della banca genovese. Solo in un secondo tempo, se l’affaire Carige dovesse concludersi positivamente, il patron di Investindustrial potrebbe pensare di rivolgere nuovamente la propria attenzione a Bpm. Sempre che quest’ultima decida (come non è improbabile) di preparare la trasformazione in spa giovandosi dell’ingresso di un nuovo socio forte. In quel caso, Bonomi potrebbe avere buon gioco nel riproporre il piano che puntava a trasformare la popolare in una spa ibrida e che, respinto in virtù del voto capitario, ha provocato l’uscita da Bpm sia di Montani che dell’imprenditore.
È chiaro, peraltro, che l’intenzione di tenere come priorità Carige, in un’ottica che può allargarsi a Bpm, porta a prefigurare una possibile futura aggregazione tra i due istituti. Aggregazione che, peraltro, si sposerebbe con la spinta di Bce a caldeggiare l’unione tra banche italiane, per avere sul territorio realtà più patrimonializzate.
Anche dal punto di vista di Carige, la riforma delle popolari sarebbe vista con favore. In primo luogo perché Montani, come si è visto, è stato uno dei propugnatori del cambiamento e poi perché la trasformazione è prevista nell’arco di 18 mesi. Una tempistica che permetterebbe alla banca genovese di portare a termine con tranquillità l’aumento di capitale (che potrebbe essere vicino a 700 milioni) impostole dalla Bce dopo l’esito negativo degli stress test. Un volta terminata positivamente quell’operazione e portato oltre il livello di sicurezza il Cet1, l’istituto presieduto da Cesare Castelbarco potrebbe sedersi a un eventuale tavolo di trattativa con Bpm (o con un altro soggetto) con le carte in regola per avere un cospicuo peso.
Ieri, peraltro, il cda della banca si è riunito e ha analizzato la citazione della Consob al tribunale civile, con la quale l’ente di vigilanza della Borsa ha impugnato il bilancio 2013 dell’istituto di credito genovese. Secondo quanto risulta, i vertici di Carige avrebbero ricevuto un verdetto tranquillizzante dai legali della banca. La quale, a questo punto, risponderà a Consob in tribunale, nel corso della causa. D’altro canto, secondo Carige, si tratta di contestazioni di carattere meramente valutativo. In effetti , Consob obietta che parte delle svalutazioni avviate con la gestione Castelbarco-Montani, pari a ben 1,7 miliardi, doveva essere conteggiata anche nell’esercizio 2012, anziché esclusivamente in quello del 2013. L’organismo di controllo ha, quindi, impugnato il bilancio 2013, come derivato del precedente, in virtù anche del fatto che, a suo tempo, non aveva contestato, entro i termini previsti dalla legge, l’esercizio 2012.

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