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Carige, l’aumento partirà dai bond

Prima l’offerta di scambio sui bond, poi l’aumento di capitale vero e proprio con l’offerta delle nuove azioni. Si profila una manovra in due tempi per Carige, che ieri ha approvato il nuovo piano strategico in cda e oggi vedrà il ceo Paolo Fiorentino a Milano per presentarlo al mercato.
Nei giorni scorsi sono già emersi alcuni dettagli di conto economico, come l’obiettivo di ritornare all’utile già nel 2018, che hanno acceso l’interesse del mercato sul titolo (ieri in calo dell’1,06% ma a +4,4% sul mese). Tuttavia il piano di turn-around non potrà neanche partire senza il buon esito di una complessa manovra di rafforzamento patrimoniale, che – secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore – punta a raggiungere complessivamente circa un miliardo. L’ultima parola l’ha data ieri il cda in una riunione fiume, ma lo schema di base costruito dagli advisor (Deutsche Bank e Credit Suisse) e oggetto di una prima interlocuzione con la Bce prevederebbe, come si diceva, due step. Strettamente collegati l’uno con l’altro, al punto che senza il primo non si potrà procedere con l’altro. Si partirà dai bond, ovvero da quell’operazione di liability management «volta a rafforzare ulteriormente la posizione patrimoniale della banca» preannunciata dal cda il 3 agosto scorso, specificando che «potrà avere ad oggetto lo scambio di alcuni strumenti finanziari subordinati emessi dalla banca sul mercato istituzionale a fronte di un corrispettivo in strumenti finanziari senior di nuova emissione da parte della banca stessa». In pratica, Carige dovrebbe offrire ai detentori delle emissioni subordinate destinate agli istituzionali (in totale circa mezzo miliardo) bond senior per un valore nominale verosimilmente inferiore a quello dei subordinati: quanto più alta sarà l’adesione, tanto più elevato sarà il capitale risparmiato e quindi accantonato dalla banca. Che a quel punto, già rinforzata, potrà presentarsi sul mercato con le nuove azioni: 500 milioni, più altri 60 che potrebbero essere riservati sempre agli istituzionali che aderiranno allo scambio dei bond.
Il percorso è tortuoso, e non privo di incognite: dopo l’assemblea straordinaria del 28 settembre chiamata a esprimersi sull’aumento, nei primi giorni di ottobre la banca dovrebbe comunicare i termini del liability management excercise, cioè per quali bond verrà offerto lo scambio con i senior e soprattutto a quale prezzo. Probabile un passaggio intermedio con le assemblee degli obbligazionisti, a quel punto poi si aprirà la finestra per lo scambio; se, e proabilmente solo se, il risultato sarà considerato soddisfacente allora si potrà procedere verso la metà di novembre con l’aumento vero e proprio, con solo diritto d’opzione (come richiesto dall’azionista di riferimento Malacalza) o eventualmente anche senza, come inizialmente auspicato dal management. In parallelo si procederà con le cessioni, dagli immobili a Creditis, al punto che di qui a fine dicembre l’importo complessivo della manovra potrebbe avvicinarsi al miliardo di euro.
Ieri il consiglio, a quanto si apprende da fonti finanziarie, ha anche provveduto a cooptare tra gli amministratori Giacomo Fenoglio, in quota a Gabriele Volpi, secondo azionista della Banca. Dopo le dimissioni di Guido Bastianini, che Fenoglio sostituisce, Volpi ha ritirato la richiesta di integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea del 28: Volpi aveva proposto di mettere ai voti dei soci la revoca dell’ex amministratore delegato e direttore generale Bastianini ma le sue dimissioni, intervenute nei giorni scorsi, hanno reso superflua la richiesta.

Marco Ferrando

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