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Carige, la Fondazione ripensa la governance

Trasportata (anche) dalla bufera scatenata dai rilievi di Bankitalia sulla governance e sulla gestione, la genovese Carige marcia a grandi passi verso il rinnovo del consiglio di amministrazione. Un cambiamento fortemente voluto, oltre che dai principali azionisti, cioè la Fondazione Carige (col 46,6%) e i francesi di Bpce (9,9%), proprio dagli ispettori di via Nazionale. Ma anche gli azionisti cosiddetti privati, uniti nel patto parasociale che detiene il 6% della banca ligure, i quali, nelle scorse settimane, erano stati critici rispetto alle dimissioni di otto consiglieri su 15 della banca (con conseguente decandenza del cda), affermano di vedere con favore un rinnovamento della sua governance. Guardando anche positivamente alla possibilità di un aumento di capitale (con l’eventuale ingresso di un nuovo socio) che Coop Liguria, primo fra i pattisti (con l’1,5% di Carige), sarebbe propensa a sottoscrivere.
Intanto la procura di Genova ha acceso un faro sulla banca. I magistrati hanno aperto quattro diversi fascicoli, relativi ad altrettanti esposti anonimi sulla gestione dell’istituto, per verificare la fondatezza delle accuse e i mittenti delle lettere. «In un caso – ha detto il procuratore di Genova, Michele Di Lecce – l’esposto era diretto a uno specifico consigliere che ho fatto contattare e che non ha saputo indicare chi potesse avergli rivolto delle accuse».
In vista dell’assemblea degli azionisti, fissata al 30 settembre, i soci del patto (composto da imprenditori privati, cooperative, Fondazione cassa risparmio di Savona, Fondazione cassa risparmio di Carrara, Fondazione B. M. Lucca) hanno stilato la lista dei propri cadidati al consiglio, scelti all’unanimità. Si tratta di Remo Checconi (coordinatore dei “pattisti”), Luca Bonsignore e Lorenzo Roffinella, tutti e tre già presenti nel cda di Carige, ai quali si aggiunge Lucia Venuti, designata al posto di Paolo Odone. Gli azionisti aderenti al patto auspicano «che venga ristabilito, nel prossimo cda, un clima di rinnovata e serena collaborazione».
Oggi, inoltre, sarà la volta delle liste compilate dalla Fondazione e da Bpce. Nel pomeriggio si riuniranno sia il cda che il consiglio di indirizzo dell’ente guidato da Flavio Repetto. E il cda metterà a punto il proprio elenco di candidati, tra i quali ci sarà il futuro presidente della banca. Nelle scorse settimane si faceva il nome dell’avvocato e docente universitario Piergiorgio Alberti. Al quale veniva affiancato quello di Alessandro Repetto, ex presidente della Provincia di Genova, con lunga esperienza nel settore bancario (altri consiglieri sarebbero Luigi Gastaldi, Evelina Christillin ed Elena Vasco). I rilevi di Bankitalia, emersi lunedì, rendono però più fluida la situazione e potrebbero influire sulle scelte della Fondazione. Oltre a un presidente, garante del cda, via Nazionale ha chiesto, infatti, che il consiglio abbia un amministratore delegato di alta capacità professionale. Una richiesta, quest’ultima, che Francesco Berardini presidente di Coop Liguria, sposa in toto, senza lesinare tuttavia critiche agli azionisti di controllo della banca, per il conflitto creato in seno al cda. «C’è stato – dice – un errore di metodo: le dimissioni programmate di otto consiglieri sono state un atto inopportuno, in un momento in cui occorreva trovare il modo di ripatrimonializzare l’istituto entro l’anno. Oggi si conferma, quindi, una situazione di grande disordine. A mio parere, invece, occorre affrontare, come indica Bankitalia, oltre al rinnovamento della governance, soprattutto il rafforzamento patrimoniale da 800 milioni deciso a marzo. Puntando certamente sulla vendita di asset ma anche, se non bastasse, con un aumento di capitale, per la quota rimanente». Aumento al quale, secondo Berardini, « dovrebbero partecipare i soci esistenti» ma che potrà aprire la strada «all’ingresso di nuovi azionisti. Nessuno vuole mettere in discussione il ruolo di guida della Fondazione per la banca, ma questo ruolo può essere mantenuto anche con una quota inferiore al 46,6%. La Fondazione non può, su questo tema, avere un comportamento interdittivo. Se ci sarà un aumento di capitale Coop Liguria è propensa a fare la propria parte. I nostri consiglieri, peraltro, erano stati gli unici, a suo tempo, a essere critici su alcuni aspetti della gestione della banca e a caldeggiare la cessione del ramo assicurativo, come ha chiesto anche Bankitalia».
In merito ai rilievi di via Nazionale su fidi concessi, con eccessiva generosità secondo gli ispettori, ai soci del patto, tra i quali le coop, Berardini replica: «Coop Liguria con Carige ha una linea di credito e qualche mutuo, acceso col rating di merito primario che si è guadagnata. Ma nessuna condizione di favore». Sul futuro di Carige, poi, sottolinea che «per garantire sviluppo e solidità bisogna seguire le indicazioni di Bankitalia: dare una governance alla banca, con un ad che si occupi della gestione e un presidente di relazione col cda. E rafforzare, al più presto, il patrimonio».

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