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Carige, la Borsa guarda a Bonomi

Le indiscrezioni sull’interesse del fondo di Andrea Bonomi nei confronti di Banca Carige hanno fatto bene al titolo che ieri è arrivato a guadagnare oltre l’8% nel corso della seduta, chiusa in rialzo del 3,29%, dopo il calo seguito alla bocciatura della Bce. 
Al di là delle smentite di rito di Investindustrial il nome di Bonomi è tornato sulla scena bancaria genovese, quello che rimane aperto è il «come» il finanziere intenda muoversi soprattutto nei confronti del socio di riferimento di Carige, la Fondazione oggi al 19 per cento. Banca e Fondazione infatti si avviano a un confronto che le vede su posizioni diverse: il board presieduto da Cesare Castelbarco ha presentato un capital plan imperniato su un aumento di capitale fino a 650 milioni di euro (garantito da un consorzio guidato da Mediobanca). Fondazione, che non potrebbe sottoscrivere pro quota, propone un aumento di 300 milioni rinviato nel tempo affiancato da strumenti ibridi di capitale e altre operazioni di supporto.
A dettare la tempistica tuttavia – anche se Fondazione ha già iniziato a tirare il freno – è la Bce che ha chiuso l’esame agli stress test di Carige indicando uno shortfall di 813 milioni di euro.
Bonomi potrebbe riaprire con Fondazione il confronto che la primavera scorsa si era chiuso piuttosto burrascosamente, per quanto la freddezza del presidente Paolo Momigliano consenta l’uso di questo avverbio. Proprio Momigliano definì «stracciato» per non dire offensivo il prezzo che Bonomi aveva allora offerto per rilevare il 20 per cento delle azioni. Tutti, Banca e Fondazione, insistono nel lanciare segnali sulla necessità di un investitore «non speculativo» che si impegni su un periodo medio lungo, dai cinque ai dieci anni, partecipando a un progetto industriale.
Quanto al capitolo aggregazioni, Carige non lo escluderebbe ma rinvia l’esame a dopo l’aumento di capitale mentre Fondazione ha concluso il suo cda venerdì scorso con un’indicazione forte sulla necessità di considerare aggregazioni prima della ricapitalizzazione. E mentre Banca Carige sta già preparando la documentazione per la vendita di Creditis (crediti al consumo) sembra un po’ meno decisa nella cessione della private banking Cesare Ponti che, si dice, al futuro azionista Bonomi non spiacerebbe mantenere.
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