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Carige, il muro di Malacalza contro Apollo

«Un piano? L’ unico piano è quello per la banca». La barricata anti Apollo di Vittorio Malacalza comincia dal Porto Antico dove il primo socio di Carige con il 17,5% fa il pieno di posti in consiglio di amministrazione. La sua lista ha conquistato in assemblea il 55 per cento dei voti, 10 posti su 15, con il giurista Giuseppe Tesauro presidente e l’ex manager di Sator Guido Bastianini amministratore delegato. Nella sala Maestrale dei Magazzini del Cotone tira un’aria gelida: i piccoli soci faticano a guardare il futuro con fiducia, dopo o choc dell’arresto nel 2014 del padre padrone Giovanni Berneschi e il crollo del titolo che nell’ultimo anno della gestione di Piero Montani ha perso il 74 per cento del suo valore (il 4 solo ieri).

L’annuncio dell’assenza dell’amministratore delegato uscente, ufficialmente «per motivi di salute», viene accolto da un boato di disapprovazione degli azionisti che lo attaccano a testa bassa in quasi tutti gli interventi. Compreso quello del legale della famiglia Malacalza, Vincenzo Mariconda, che definisce i risultati della passata gestione che ha chiuso il bilancio con una perdita di 101 milioni «molto deludenti e inadeguati». Resta, tra le altre, senza risposta la domanda di un piccolo socio sul perché della vendita da parte dello stesso Montani di un pacchetto di azioni.

«Ora c’è tanto da lavorare» dice il neo vice presidente Malacalza applaudendo la vittoria della sua lista, seduto in prima fila accanto al primogenito Mattia. «Non abbiamo visto le carte della presunta offerta di Apollo, vedremo nella prima riunione del consiglio lunedì come stanno le cose». Contro la scalata del fondo newyorkese guidato in Italia dall’ ex manager Unicredit Andrea Moneta (l’offerta è di 550 milioni a servizio di un aumento di capitale riservato che porterebbe Apollo Management al 55% circa, rilevando anche i crediti deteriorati) Malacalza confida nell’appoggio del blocco Volpi-Spinelli (7,5%) che piazzano in consiglio tre nomi tra cui quello di Claudio Calabi. Malacalza respinge l’ipotesi che la Bce, preoccupata delle fragilità della banca, guardi con favore all’ingresso del fondo Usa. «Francoforte non è lo sponsor di Apollo» dice. Il timore dei soci è anche quello che il disegno di Moneta comprenda le quattro piccole banche salvate ( Etruria, Banca Marche, CrChieti,CrFerrara) con quello che questo comporta per l’orgoglio e l’attaccamento dei liguri al loro territorio. Un altro schiaffo dopo la messa in liquidazione, ieri, della Fiera di Genova.

Se un piano alternativo, a questo punto un’aggregazione, come indicato dalla Bce, è ancora possibile, una decisione spetterà al board nel quale entrano anche Elisabetta Rubini, Maurizia Squinzi, Beniamino Anselmi, Giampaolo Provaggi, Paolo Girdinio, Lucia Venuti, Alberto Mocchi, Sarà Armella, Giulio Gallazzi e Remo Checconi.

Il passato però è ancora troppo vicino, a poche centinaia di metri dal Porto Antico, l’ex padre padrone di Carige Giovanni Berneschi risponde sul banco degli imputati in Tribunale accusato di truffa e riciclaggio: «Cinquanta anni di banca e mi trovo qui» .

Erika Dellacasa

Paola Pica

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