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Carige «Genova per noi. Un altro marchio per l’Italia»

Il primo febbraio 1980, un venerdì, il ragionier Ennio La Monica, ventuno anni, si presentò puntuale all’agenzia di Bolzaneto della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia. Era il suo primo giorno di lavoro e alle 8 del mattino c’era la fila fuori dell’agenzia, tanto che i colleghi fecero fatica a distinguerlo tra i clienti e a farlo entrare. Quasi trent’anni e diverse agenzie dopo, il primo gennaio 2010, lo stesso ragionier La Monica, nel frattempo laureatosi in Economia e Commercio, venne nominato direttore generale di Banca Carige che, al netto degli effetti della legge Amato del 1992, è la medesima Cassa di Risparmio che lo accolse a Bolzaneto. «Entrammo in qualche centinaio all’epoca — ricorda —, con un concorso pubblico. Oggi io e i miei colleghi di allora saremo quasi pronti per la pensione. Invece, tra la riforma Fornero e qualche altro impegno mi sa che staremo qui ancora un poco…». A 53 anni La Monica è, tra coloro che guidano una banca, tra i più giovani d’Italia e fa niente se si trova a guidare una degli istituti più antichi, fondato nel 1483, nove anni prima che il genovese Cristoforo Colombo partisse per le Indie e si ritrovasse a scoprir l’America.
Bivio storico
Oggi la «sua» Carige è a un bivio. Negli anni della crescita effervescente del settore bancario Carige ha compiuto una coraggiosa opera di espansione territoriale. Prima banca in Liguria — con una quota tra impieghi e raccolta che si aggira sull’1,5 per cento a livello nazionale e che sfiora il 25 per cento in casa — Carige si è proiettata fuori dai confini territoriali, allargando il perimetro di 353 sportelli, 95 aperti ex novo, gli altri acquistati anche a cifre considerevoli e oggi indicati a bilancio con circa 1,5 miliardi di avviamento. Placata la sete di crescita, archiviato il progetto con la Fondazione Crt di Torino che avrebbe dovuto veder nascere Banca Carito, istituto a vocazione territoriale per il Nord-Ovest, Carige ha iniziato a guardarsi in casa e ha scoperto come, sotto le stesse insegne, convivessero in realtà due banche distinte, quella ligure e quella che unisce gli sportelli sul resto del territorio italiano.
Doppio passo
«Le indicazioni sono univoche — sottolinea La Monica —. In Liguria la banca è un istituto storico con una clientela affluent con caratteristiche di forte radicamento. Fuori dalla regione d’origine, i clienti Carige sono soprattutto mass market con profili anche anagrafici diversi, più giovani che in Liguria. Abbiamo visto in questi anni una netta differenza tra i due gruppi di clienti. Poi, abbiamo cercato di combinare queste osservazioni con il fatto che il lavoro in banca sta cambiando molto più velocemente di quanto oggi appaia. La rivoluzione digitale è solo agli inizi e avrà riflessi importanti per tutti. Sia chiaro, non sto anticipando un piano di taglio dei costi finalizzato a mandare a casa delle persone. Dopo 32 anni in Carige ho un legame molto stretto con i colleghi: ma è indispensabile capire che il cambiamento è in atto e che dovremo utilizzare le persone per fare cose diverse rispetto a ieri. La filiale continuerà ad esistere, ma sarà utilizzata per rapporti più complessi, evoluti. Ci sarà un proliferare di canali alternativi, e gli sportelli saranno leggeri, con meno persone di maggiore professionalità…».
Orizzonte 2017
La Monica si è dato cinque anni di tempo per cambiare Carige, anzi per raddoppiarla.
«L’idea è semplice — spiega il direttore generale — dividere l’insieme. In Liguria Carige rimarrà com’è, con le medesime insegne e una focalizzazione sul tipo specifico di clientela. Mentre tutto quello che non è Liguria finirà sotto le insegne di Carige Italia, controllata al 100 per cento e con me quale amministratore delegato. Sarà una banca più giovane, più attenta agli sviluppi digitali. Per tenere il passo del cambiamento tecnologico non è più sufficiente il nostro consueto miglioramento incrementale, serve una discontinuità che noi crediamo di poter concretizzare con il progetto Carige Italia. È qui che vogliamo sperimentare il nostro nuovo modello di fare banca».
Dotazione di utile
Carige Italia partirà il primo gennaio 2013 con un utile di circa 56 milioni di euro che — nel disegno che La Monica ha presentato ai manager nella convention genovese di sabato scorso — diverranno 150 nel 2017. «È un percorso di media durata — sottolinea — che ci servirà per capire se questa è la direzione giusta. Un innovation lab, un laboratorio di innovazione che non intacca la solidità della banca in Liguria e ci permette di guardare avanti». Anche a una divisione netta che, secondo alcuni, potrebbe essere prodromo di un messa in vendita della rete lontana da Genova. Una ipotesi che La Monica smentisce seccamente: «Siamo spesso tirati in ballo, ma la nostra situazione oggi è questa: non vendiamo e non comperiamo. Abbiamo deciso di separare le nostre due clientele solo perché lo erano già di loro. Avviamo un progetto quinquennale nel solo interesse della banca e dei suoi soci. Il nostro piano industriale, scadenza 2014, verrà aggiornato subito dopo l’estate. Abbiamo programmato investimenti tra i 110 e i 200 milioni di euro nell’arco di cinque anni e, grazie ad alcuni vantaggi di natura fiscale, dall’operazione Carige Italia ricaveremo effetti benefici sul capitale pari a quelli di un aumento di capitale da 600 milioni. Ma soprattutto — conclude La Monica — l’idea è di sviluppare un nuovo modello di fare banca che domani potrà essere applicato altrove, aumentando da subito il senso di responsabilità di chi vi lavora: per i colleghi di Carige Italia è una sfida straordinaria, che inizia in bonis, con una dotazione di 56 milioni di utile e nessun disagio per la clientela, se si esclude il cambiamento del codice Iban per il quale ci stiamo già adoperando al fine di ridurre al minimo i fastidi».
Carige raddoppia. Per ora le insegne (il nuovo logo è allo studio), domani il modo di fare banca. Nel 2017, è la speranza di La Monica, anche i risultati.

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