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Carige, Fondazione pronta a scendere

Banca Carige paga scelte gestionali sbagliate ma «non è in crisi» e i valori di Borsa risaliranno, una volta conclusa l’operazione di dismissioni che dovrebbe consentire all’istituto di credito di mettere insieme il rafforzamento di capitale da 800 milioni, chiesto da Bankitalia. È quanto sostiene Flavio Repetto, presidente di Fondazione Carige, azionista di maggioranza della banca genovese col 46,6%, che ribadisce, peraltro, la disponibilità dell’ente a diluire la propria partecipazione nell’istituto. Sollecitato da alcune considerazioni di Piero Ottone, nei giorni scorsi, sulle pagine di Repubblica, Repetto ha deciso ieri di mettere nero su bianco il punto di vista della Fondazione. Anche in vista del prossimo cda di Carige, che si terrà lunedì, per consentire alla vigilanza di Bankitalia di illustrare ai consiglieri i risultati della recente ispezione (e annunciare eventuali sanzioni).
Per il 4 settembre, poi, sono convocati il cda e il consiglio di indirizzo della Fondazione. La quale, entro il giorno successivo, dovrà depositare la lista dei propri candidati (sette) al cda Carige. Proprio dalle dimissioni di otto (quattro dei quali della Fondazione) dei 15 consiglieri di Carige è cominciata la crisi che ha portato alla necessità di rinnovare l’intero consiglio. Dalle riunioni dei consigli del 4 emergerà anche il nome del consigliere destinato a sostituire Giovanni Berneschi alla presidenza della banca. Il candidato più probabile è l’avvocato e docente universitario Piergiorgio Alberti. Intanto, le istituzioni genovesi guardano con attenzione agli sviluppi della vicenda; in particolare il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando (che si professa “preoccupato” per il futuro di Carige ma ha definito «inventate» le ipotesi di sfiducia a Repetto) e il sindaco Marco Doria (che ieri ha detto di seguire «con attenzione» il dossier escludendo però ogni azione del Comune su Carige).
Nella lettera aperta di ieri, Repetto tratta, per la prima volta, tutti i punti nevralgici del conflitto fra la banca genovese e i suoi azionisti più forti (Fondazione e i francesi di Bpce). Partendo dalla considerazione che «Carige è solida», Repetto ricorda «la perdita di 63,2 milioni nel bilancio consolidato 2012, la conseguente mancanza di dividendo e il «rosso dell’ultima semestrale»; e aggiunge che «Carige paga anche carenze gestionali e scelte sbagliate proprie, con particolare riguardo alle partecipazioni nelle società di assicurazione». Ne è derivato, afferma, «un costo complessivo di circa 740 milioni di euro, i cui effetti sono stati aggravati da un eccesso dell’espansione (ancora nel 2010 ha comprato, a caro prezzo, 22 sportelli da Mps). Insomma, Carige ha commesso errori, ma non è in crisi».
Repetto sottolinea, poi, che la banca, «all’unanimità, in marzo, ha deliberato di far fronte agli 800 milioni richiesti da Bankitalia innanzi tutto con dismissioni (assicurazioni in primis) per evitare di chiedere ulteriori sacrifici agli azionisti». È noto, aggiunge, «che la Borsa premia le certezze: quindi, si confida che, conclusa l’operazione, i valori di Borsa torneranno a riflettere quello effettivo di Carige». Repetto critica poi il tentativo (messo in atto da Berneschi) di attuare un aumento di capitale (con «una soluzione diversa da quella deliberata» dal cda) riservato a Unipol Banca e sottolinea che l’operazione è stata «subito sconfessata dal vertice di Unipol». Spiega, poi, che «contrariamente a quanto affermato da alcuni insipienti, Fondazione Carige rispetta pienamente la legge» che le vieta «di avere il controllo di una banca: possiede meno del 50% di Carige (ha il 46,6%) e non ha patti con altri soci».
Infine Repetto si sofferma sull’operazione Ior. «Nel 2010 – scrive – la banca ha emesso un prestito convertibile del valore di quasi 400 milioni; la Fondazione ha aderito per 32,8 milioni rendendo disponibili i suoi restanti diritti a favore di Fondazione Crt e dello Ior, che hanno sottoscritto rispettivamente per 60 e 100 milioni». Avendo «lo Ior deciso di non convertire le sue obbligazioni, queste sono state ritrasferite alla Fondazione. L’operazione non ha generato alcuna perdita o profitto per la Fondazione. È così che la quota di capitale della Fondazione si è attestata al 46,6%. In ogni caso, anche in tale occasione, la Fondazione ha ribadito la disponibilità a ridurre la partecipazione in funzione dell’ingresso nella compagine sociale della banca di uno o più soci con potenzialità idonee a favorirne lo sviluppo».

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