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Carige, ex Berneschi ai domiciliari: truffa e riciclaggio

Perquisizioni e arresti in Banca Carige, settimo gruppo finanziario in Italia. La Guardia di finanza ha eseguito 7 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di soggetti coinvolti in una presunta truffa all’istituto bancario ligure. Sono state eseguite perquisizioni a Genova, Milano e alla Spezia e sono stati sequestrati beni per 22 milioni.

I reati ipotizzati sono, a vario titolo, associazione a delinquere, truffa aggravata, riciclaggio e intestazione fittizia di beni.

L’ex presidente del cda di Carige, Giovanni Berneschi è stato messo agli arresti domiciliari. In una lunga nota, la Gdf ha precisato che «l’indagine dimostra l’esistenza di un management fortemente condizionato dal carismatico leader ventennale del gruppo bancario-assicurativo». Tra gli altri arrestati vi sono esponenti di spicco del precedente management del gruppo Carige e alcuni professionisti e imprenditori immobiliari.

Secondo la Gdf, «le attività investigative hanno portato a scoprire l’indebita appropriazione di cospicui fondi aziendali mediante la distrazioni di ingenti somme di denaro dalla cassa della società assicurativa del gruppo Carige, attraverso acquisizioni, in forma diretta o indiretta, di immobili e partecipazioni societarie sopravvalutati e celati dietro articolate operazioni commerciali e finanziarie, aventi l’esclusivo fine di giustificare l’esborso di somme di denaro assolutamente sproporzionate».

Banca Carige non ha commentato la notizia. L’Abi, invece, di cui Berneschi è vicepresidente, ha precisato che questi è stato nominato nel 2012 dalla precedente presidenza Abi, ovvero da Giuseppe Mussari. Il mandato di Berneschi come vicepresidente Abi scadrà con l’assemblea del 10 luglio e non è rinnovabile.

Ieri mattina, il titolo in borsa aveva aperto in terreno positivo sulla scia di indiscrezioni di stampa secondo cui gli advisor starebbero tentando di riprendere una trattativa con Investindustrial di Andrea Bonomi, pronto a rilevare dalla Fondazione parte della quota detenuta nella banca a un prezzo ritenuto in precedenza non congruo, comunque poco più basso rispetto a quello ottenuto dal collocamento effettuato dall’ente (0,4 euro per azione).

Il titolo non ha subito scossoni dalle notizie di carattere giudiziario e ha chiuso a +1,2% a 0,42 euro.

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