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Carige È arrivato il momento dei fondi

Il più alto sconto praticato nell’ambito degli ultimi aumenti di capitale. Non solo. Se il Monte dei Paschi di Siena aveva evitato l’offerta delle nuove azioni a 1 centesimo solo raggruppandole a multipli di cento, Banca Carige non è andata molto lontano: 10 centesimi per un nuovo titolo, il 40 per cento di sconto sul Terp (era il 35 per cento per Mps, il 31,7 per cento per Banca Popolare di Milano e il 30,7 per cento per il Banco Popolare), un effetto diluizione pari all’80 per cento e soprattutto 8 miliardi di nuove azioni da affiancare ai 2,177 miliardi di azioni esistenti. 
A Genova, travolti dalla crisi economica della banca, dal disastro reputazionale causato dagli ex vertici e dalle estreme difficoltà affrontate dalle due compagnie di assicurazioni della casa, non si nascondono: tutto serve per rendere appetibile la nuova operazione.
Venerdì scorso, dopo un paio di sedute all’insegna dell’arretramento, l’operazione è stata ben accolta sul mercato, con il titolo che ha guadagnato in apertura il 2 per cento in Borsa, prima di ritracciare. Ma il vero test sarà stamattina, quando l’operazione di aumento di capitale entrerà nel vivo (diritti fino al 4 luglio, negoziazione limitata al 27 giugno): cosa succederà? Se viene data per scontata una marcata volatilità del titolo, l’attesa riguarda altro, ovvero la risposta dei fondi e degli investitori istituzionali.
L’operazione di aumento, garantita da un consorzio che fa capo a Mediobanca e a Unicredit, dovrà sì portare 800 milioni nelle casse bucate della vecchia Cassa di risparmio di Genova, ma soprattutto dovrà fornire all’istituto di credito una prospettiva di solidità, onestà e sviluppo.
Il ruolo dei fondi e della Fondazione Carige nel futuro della banca ligure non potrà che essere decisivo. La Fondazione, oggi guidata da Paolo Momigliano, è scesa al 19 per cento del capitale e tale quota manterrà anche al termine dell’operazione. Ma cosa faranno i fondi già presenti nel capitale di Carige, come il brasiliano Btg Pactual (socio anche di Mps), Glg, De Shaw, Tosca fund o gli investitori italiani Kairos, Mediolanum e Anima? È questa la chiave che apre il futuro di Carige. Il ruolo che da questa mattina reciteranno i fondi e l’interesse annunciato in passato da altri due grandi potenziali investitori, la famiglia Malacalza e Andrea Bonomi. Per chi crede al progetto del presidente Castelbarco Albani e dell’amministratore delegato Montani è arrivato il momento di muoversi.
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