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Carige, doppia opzione per la «pulizia» degli Npl

I ragionamenti sono ancora in corso, tanto che il punto finale alle riflessioni sarà messo solo entro fine settimana. Ma nel frattempo Carige sta valutando due opzioni per la pulizia del portafoglio dei crediti deteriorati. Da un lato, come noto, è allo studio una maxi-cartolarizzazione da 2 miliardi. Dietro le quinte, tuttavia, a Genova si sta ragionando anche su un’operazione a maggiore impatto, che prevede il deconsolidamento di 3-3,5 miliardi di crediti deteriorati, operazione che verrebbe realizzata tramite scissione di un veicolo ad hoc.
A quanto appreso dal Sole 24Ore da fonti finanziarie, sarebbe dunque un piano a due vie, quello all’esame del management della banca ligure. Il dossier è stato portato ieri all’attenzione del Cda della banca, in vista dell’appuntamento decisivo del 28 febbraio, quando i nodi dovranno essere sciolti definitivamente in vista dell’invio del piano Npl alla Bce. Piano che non può prescindere dalla progressiva riduzione del fardello di non performing exposure imposta da Francoforte. Dagli attuali 7,3 miliardi di deteriorati, Carige deve scendere a 5,5 miliardi entro fine 2017, a 4,6 entro fine 2018 e a 3,7 entro fine 2019.
Per raggiungere questi target, come detto, Carige starebbe esaminando due opzioni. La prima delle quali è rappresentata dalla cessione tramite cartolarizzazione di circa 2 miliardi di Npl lordi.
L’operazione, che vede Prelios Credit Servicing nel ruolo di servicer, prevede l’emissione di due tranche del valore lordo di un miliardo circa ciascuna, da immettere sul mercato tra maggio e giugno e dopo l’estate. Sulla porzione senior, la meno rischiosa, verrebbe applicata la Gacs, così da favorirne il collocamento sul mercato a favore di investitori istituzionali.
La cartolarizzazione tuttavia non è l’unica soluzione in esame. La banca diretta da Guido Bastianini, a quanto risulta, starebbe esplorando la fattibilità di una scissione dal bilancio di circa 3-3,5 miliardi lordi di deteriorati, in gran parte sofferenze, ma non solo. Una somma rilevante, che ridurrebbe lo stock di Npe del 40-50% e permetterebbe così di allinearsi praticamente da subito alle richieste di Francoforte. La mossa avrebbe il merito di far emergere la parte sana della banca, sgravandola da quella non performing. Per farcela, però, l’istituto ligure deve varare un veicolo ad hoc, in cui riversare i crediti malati in vista di una successiva scissione dalla banca. Solo così, infatti, si potrebbero elidere dal bilancio gli Npl. Nel contempo, grazie allo spin-off, per gli azionisti della banca malata ci sarebbe lo spazio per una gestione più efficiente degli Npe e una maggiore possibilità recupero di valore dei deteriorati, grazie all’assenza del pressing in termini di vendita.
Interpellata sul tema, la banca non commenta. Le decisioni finali saranno prese martedì, insieme all’aggiornamento del piano industriale, anche se non è escluso che lunedì ci sia una prima informativa al Cda, a quanto risulta.
Benchè d’impatto, il progetto presenterebbe d’altra parte alcune complessità realizzative, su cui l’istituto starebbe riflettendo. Difficoltà che vanno dal fronte interno a quello istituzionale, Vigilanza in primis, che deve esaminare i profili autorizzativi. Sul fronte dell’azionariato, resta ad esempio da capire il trattamento che verrebbe riservato ai soci azionisti, a cui a fronte della scissione del veicolo dovrebbe essere assegnata una forma di partecipazione al veicolo scisso, magari in forma di warrant. Tassello fondamentale nel piano di varo del veicolo è però l’iniezione di risorse fresche. In questo senso, è realistico che il capitale del veicolo debba essere aperto per una quota a un partner finanziario istituzionale, con cui potrebbero essere in corso contatti.
Cartolarizzazione o scissione che sia, sullo sfondo rimane il tema dell’aumento di capitale dal quale difficilmente la banca può prescindere. Gli analisti stimano la sempre più chiara necessità di un rafforzamento che è stimato nell’ordine di 3-400 milioni. Molto dipenderà alla fine dai valori a cui l’istituto cederà i crediti sul mercato. Obiettivo dell’istituto controllato dalla famiglia Malacalza è di non svendere gli Npl ai prezzi che oggi offrono i fondi speculativi. E di massimizzare un recupero sugli Npl, le cui coperture nel 2016 sono cresciute del 2,5%, al 45,4%.
Intanto, ieri come detto il board di Carige ha deciso di procedere sul fronte dell’azione di responsabilità anche contro l’ex presidente Berneschi, oltre che contro Castelbarco e Montani. Il Cda ha analizzato e votato due relazioni dei legali, che saranno rese pubbliche nei prossimi giorni. Mentre era data per probabile quella contro i precedenti amministratori, non lo era quella contro l’ex presidente. La decisione finale spetta all’assemblea prevista per il 28 marzo.

Luca Davi

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