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Carige a consiglio su crediti a rischio e risposte alla Bce. Il ruolo del socio Volpi

Il board di Banca Carige riunito oggi metterà a punto la sua risposta alle «bozze» ricevute nei giorni scorsi dalla Bce che nei confronti dell’istituto genovese ha mostrato ancora una volta il suo cipiglio più severo come non si manca di sottolineare a Genova. Carige deve far fronte alle richieste dell’organismo di vigilanza e e aprire quella che si definisce una «interlocuzione» già da domani sperando di poter trovare un punto di incontro. La banca sta cercando la quadra per incrementare al massimo la cessione dei Npl (ne possiede circa 7 miliardi) per raggiungere l’obiettivo posto da Francoforte che ha alzato l’asticella rispetto al piano industriale del nuovo vertice.

La Bce chiede di cedere 1,4 miliardi di non performing loans in più — entro il 2019 — di quelli previsti dal ruolino di marcia dell’istituto. Francoforte chiede anche di valutare «gli impatti in termini di adeguatezza patrimoniale» dell’operazione. Non è mistero che il cda di Carige considera l’aumento di capitale l’ultima ratio, un passo per nulla gradito, e tenterà di tutto per evitarlo; i margini di taglio delle spese e recupero efficienza sembrano però molto ridotti rispetto al piano già «lacrime e sangue» di primavera. I piccoli azionisti sono così depressi, dopo le ultime performance negative del titolo, che non riescono neanche più a protestare ma anche i primi azionisti preferirebbero non essere chiamati a sottoscrivere il terzo aumento di capitale nel giro di tre anni. L’idea non piace alla famiglia Malacalza (al 17,5 per cento) mentre ci si interroga su cosa farà in caso di ricapitalizzazione il secondo socio, il tycoon Gabriele Volpi, che dopo un’entrata in scena quasi plateale, l’anno scorso, ha fermato la sua corsa al 6,01% ma soprattutto è pressoché sparito dai radar dell’economia genovese. I suoi interessi lo hanno negli ultimi mesi richiamato in Nigeria e Mozambico ma l’impressione è che il suo impegno sul territorio abbia subito una battuta d’arresto e all’entusiasmo iniziale sia seguito un certo disamore.

Se Banca Carige non riuscirà a convincere la Bce che non è necessaria la ricapitalizzazione, il suo obiettivo minimo potrebbe essere un rinvio dell’operazione almeno di un anno dando modo agli azionisti di prendere fiato. Intanto c’è attesa per la trimestrale del 9 novembre: per Banca Akros i conti Carige segneranno una perdita netta di 37 milioni.

Erika Dellacasa

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