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«Carige cerca soci, poi l’aumento»

Dicembre è un mese decisivo per Fondazione Carige, alle prese con un imminente aumento di capitale. Lo ha detto il presidente Paolo Momigliano che ha stabilito un’agenda stringente chiedendo ai consulenti di intensificare gli sforzi per individuare possibili partner. E i contatti con potenziali investitori ci sono, lo ha confermato ieri Angelo Provasoli, a cui l’ente ha affidato il dossier, anche se non ha taciuto le difficoltà: «Contatti sono avviati ma bisogna vedere l’evoluzione perché il titolo Carige è volatile». «L’idea — ha aggiunto il consulente della Fondazione — è comunque quella di non seguire l’aumento di capitale, si vedrà in quale misura. Per l’avvio della sottoscrizione c’è ancora tempo e le opzioni sul tavolo sono più d’una». 
Provasoli ha lasciato intendere che fra le soluzioni da considerare c’è anche il modello Mps (al quale il presidente Momigliano ha più volte fatto riferimento) la cui Fondazione ha stretto un patto con due investitori. «Noi non vogliamo controllare la banca — ha detto Momigliano — ma vogliamo salvare la Fondazione, e questa sarebbe la seconda volta. A luglio c’era stato detto che non ci sarebbero stati altri aumenti di capitale».
L’iniezione di risorse fresche chiesto dalla Bce dopo la bocciatura di Banca Carige agli stress test è di 850 milioni di euro: il capital plan della banca prevede un aumento di capitale fino a 650 milioni garantito da un consorzio guidato da Mediobanca, il restante è raggiunto grazie alla vendita già conclusa del ramo assicurativo, alla riorganizzazione nell’ottica della spending review e ad alcune cessioni fa cui (ma su questo punto la Banca potrebbe cambiare idea) la private bank Cesare Ponti. La Fondazione, oggi principale azionista dell’istituto al 19%, non ha abbastanza risorse in cassa per sottoscrivere l’aumento e dopo aver sollecitato — inutilmente — il board di Banca Carige a considerare fusioni sta cercando uno o più partner. Dei nomi che sono circolati rimane sul tavolo quello dell’imprenditore Andrea Bonomi, ma sembra in fase di stallo.
Il progetto della Fondazione è di attestarsi almeno a quota 5% stringendo patti di sindacato con investitori «interessati a un piano industriale di respiro» come ha spiegato il presidente Momigliano. In parallelo, mentre cerca un cavaliere bianco Fondazione sta tagliando con il machete i costi, oltre a deliberare la vendita della sede (valutata 10 milioni di euro) ha votato non solo la riduzione del 50% degli emolumenti di consiglio d’amministrazione e comitato di indirizzo, con effetto retroattivo al primo ottobre ma sta anche procedendo alla riduzione del numero dei consiglieri di amministrazione e di indirizzo: rispettivamente da 10 a 4 e da 28 a 10 membri. È all’ordine del giorno del cda del 19 dicembre la valutazione delle verifiche commissionate per decidere se intentare un’azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori. Sotto la lente è l’era della gestione dell’imprenditore Flavio Repetto.
In questo dicembre pieno di appuntamenti importanti sia per la Fondazione sia per Banca Carige quest’ultima attende il giudizio della Bce (il cui board si riunirà il 15 ma la risposta all’istituto genovese potrebbe slittare a gennaio) sul capital plan presentato all’indomani della bocciatura. Carige vuole andare avanti sul suo progetto e l’approvazione della Bce le darebbe forza nei confronti della Fondazione ancora alla ricerca di soluzioni alternative.

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