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Carige, Bonomi e le valutazioni sull’aumento

Poche settimane ancora e la Fondazione Carige dovrà chiudere il dossier. Il primo appuntamento è per domani, quando si riunirà il consiglio di amministrazione dell’Ente, che si preannuncia teso per le divergenze di vedute emerse durante l’ultima riunione e riguardanti proprio la cessione della quota del 18,99% detenuta in Carige. Oltre al fronte interno, la Fondazione dovrà affrontare anche quello esterno, che la vede impegnata nel dialogo con i quattro possibili compratori della partecipazione: la famiglia Malacalza, il fondo Apollo, il private equity Centerbridge e la società d’investimento InvestIndustrial di Andrea C. Bonomi. Proprio quest’ultimo, secondo alcune fonti vicine alle trattative, sarebbe impegnato in valutazioni approfondite sull’impegno finanziario che potrebbe affrontare entrando in Carige. Se da una parte, secondo quanto risulta, non sarebbe disposto a riconoscere un premio di maggioranza alla Fondazione acquistando il pacchetto attorno ai 0,05 euro per azione, dall’altra, però, sarebbe pronto ad un impegno importante in sede di aumento di capitale anche nel caso fosse più elevato dei 700 milioni di cui si è parlato finora.

I contatti con i candidati a rilevare la quota in Carige continuano, attraverso l’advisor Banca Imi, ma al momento non ci sarebbero ancora offerte vincolanti sul tavolo della Fondazione. Anche perché ci sono diverse complessità per ognuno dei compratori. La famiglia Malacalza starebbe valutando da mesi l’operazione, ma potrebbe alla fine considerare di farla in partnership, magari con un fondo. Dal canto loro, invece, i fondi hanno sistemi di valutazione che poco si conciliano con l’acquisizione di un istituto bancario quotato. In primis per quel che riguarda la due diligence.
Potrebbe invece rinunciare alla due diligence InvestIndustrial, che pur essendo un fondo chiuso opera più con logiche industriali che non come un private equity puro. Inoltre la società di Bonomi aveva già affrontato un’operazione simile con Bpm e ha già una conoscenza sufficiente dell’istituto, oltre ad avere fiducia nel management, a partire dall’ad Piero Montani. Resta, comunque, il fatto che InvestIndustrial non sia pronta a riconoscere un premio di maggioranza alla Fondazione, anche se, rispetto al ventilato prezzo di 0,04 euro circa ad azione, ora si sarebbe avvicinata di più ai corsi di Borsa (ieri a 0,064, + 0,47%) valutando di poter pagare attorno a 0,05 euro, secondo alcune fonti vicine al dossier. Peraltro Bonomi sarebbe disposto ad affrontare un aumento di capitale ben più ampio di quello finora preso in considerazione, fino a 700 milioni. Per mettere l’istituto in sicurezza potrebbe essere opportuna, secondo alcune fonti vicine alla vicenda, una ricapitalizzazione anche fino a un miliardo, che permetterebbe di bloccare la vendita di Banca Cesare Ponti e di tenerla nel perimetro del gruppo come gioiello di famiglia, proprio come vorrebbe Bonomi.
Intanto per domani si profila un cda teso per la Fondazione Carige. La riunione del consiglio arriva dopo quella di venerdì scorso che è stata caratterizzata da un scontro tra il presidente dell’ente, Paolo Momigliano, e il vicepresidente, Giacomo Rossignotti. Al centro del contendere il ruolo dell’advisor Banca Imi che ha il compito di coadiuvare la fondazione nel progetto di cessione delle quote di Banca Carige controllate. Il mandato di Imi è scaduto il 31 dicembre scorso e lo scontro tra Momigliano, Rossignotti e altri consiglieri del cda, si è incentrato proprio sul rinnovo di quel mandato. Momigliano aveva proposto di confermare l’advisor per un altro semestre. Ma Rossignotti ha chiesto per iscritto di non procedere al rinnovo dell’incarico in quanto, secondo il vicepresidente, l’opera di Banca Imi, specie dopo l’aumento di capitale di Carige del giugno 2014, sarebbe stata poco efficace. Una tesi condivisa, a quanto risulta, anche da alcuni consiglieri di amministrazione. Ma non dal presidente che, secondo quanto testimoniano alcune fonti, ha affermato, per ben due volte, di essere pronto lasciare l’incarico nel caso il cda non avesse approvato il rinnovo dell’incarico a Banca Imi. Alla fine il cda ha scelto di ascoltare i rappresentanti di Imi (cosa che è puntualmente avvenuta venerdì) e di rinviare alla riunione successiva la decisione sul rinnovo. Ieri, però, il colpo di scena. Fonti vicine a Banca Imi, infatti, fanno sapere che, già ieri, è stata rinnovata parte del mandato all’advisor e oggi l’operazione di rinnovo sarà completata. Per domani, comunque, si annuncia un cda complesso in fondazione, per il quale è facile prevedere un diffuso malumore tra i consiglieri.

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