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Carige, banca e fondazione allo scontro

Banca Carige tira dritto. E prosegue la strada verso l’aumento di capitale (fino a 800 milioni), annunciando l’avvio ufficiale delle attività propedeutiche all’esercizio della delega alla ricapitalizzazione, avuta dall’assemblea degli azionisti. Ma dietro la mossa dell’istituto genovese si profila un muro contro muro, che potrà sfociare in uno scontro, con la Fondazione Carige, il primo dei suoi azionisti con il 46,5% delle quote. L’ente infatti nei giorni scorsi ha messo per iscritto, in una lettera recapitata alla banca, la posizione che aveva sempre tenuto riguardo all’operazione di ricapitalizzazione imposta da Bankitalia. E cioè che l’aumento di capitale dovesse essere contenuto al massimo (per evitare un’eccessiva diluizione delle quote dell’ente, che rischiano di scivolare al 12-14%), in virtù della vendita di altri asset della banca, in primis il comparto assicurativo. Visto che queste cessioni tardano ad arrivare, la lettera chiedeva una dilatazione dei tempi per l’aumento, oltre la fine di marzo 2014, limite invece indicato dal mandato dell’assemblea.
Ieri, però, il cda di Carige, riunitosi alcune ore prima di quello della fondazione, ha fornito, con una nota uffciale, una risposta implicita all’ente. Dopo aver ricordato che è «in corso il piano di dismissioni di asset aziendali funzionale al rafforzamento patrimoniale che fa perno sulla cessione delle controllate Carige Vita Nuova e Carige Assicurazioni», Carige aggiunge che, riguardo al processo di dismissioni, «non appare prevedibile, allo stato, una sua conclusione in tempi brevi, e in ogni caso in tempi coerenti rispetto alle esigenze di rafforzamento patrimoniale del gruppo Carige, nonché in termini soddisfacenti per la banca e i suoi azionisti». A questo punto il cda annuncia di aver avviato «le attività propedeutiche all’esercizio della delega all’aumento del capitale sociale in opzione, fino a massimi 800 milioni», conferita ad aprile 2013 dall’assemblea straordinaria degli azionisti al cda e «da esercitarsi entro il 31 marzo».
Una doccia fredda per la fondazione, che vede respinte in toto le sue richieste. Non a caso ieri, all’interno del cda dell’ente, si sono valutate diverse azioni da intraprendere. Una delle quali è la possibilità, da parte dell’azionista di riferimento della banca, di convocare una nuova assemblea straordinaria dei soci, per ridiscutere le modalità di ricapitalizzazione ed eventualmente rinviare la data dell’aumento. Una strada che però metterebbe in rotta di collisione il presidente della fondazione, Paolo Momigliano, e l’ad di Carige, Piero Montani. Replicando, di fatto, una situazione molto simile a quella verificatasi tra Mps e la fondazione di riferimento. Momigliano ieri ha così commentato: «Dobbiamo valutare la situazione. Lavoriamo con i nostri consulenti; abbiamo un mese di tempo». Comunque, il cda di Fondazione Carige ha deciso di riunirsi nuovamente lunedì, giorno in cui è prevista anche una riunione del cdi.
La banca ha poi comunicato di aver sottoscritto accordi di pre-underwriting con Mediobanca, Citigroup Global Markets, Credit Suisse Securities, Deutsche Bank ag London Branch, Unicredit Corporate & Investment Banking, Commerzbank e Nomura International. Un consorzio di garanzia che potrà essere «allargato ad altre istituzioni finanziarie». Con questa intesa, le banche si impegnano, «in prossimità dell’avvio dell’offerta in opzione», a un accordo di garanzia «avente ad oggetto l’impegno di sottoscrizione delle azioni ordinarie» di Carige «che risultassero non sottoscritte all’esito dell’offerta in borsa dei diritti inoptati, fino a un ammontare complessivo di 800 milioni».

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