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Carige, aumento doppio 600 milioni e nuovi soci

Banca Carige si era preparata al giudizio della Bce mettendo in conto una richiesta di aumento di capitale intorno ai 400 milioni, il fallimento dei due livelli di stress test e i criteri adottati (che non hanno tenuto conto delle positive azioni del 2014) hanno fatto salire la cifra a 813 milioni impegnando la banca a mettere in essere tutte le possibili strategie. Ieri mattina il consiglio presieduto da Cesare Castelbarco Albini ha approvato all’unanimità un capital plan a partire dall’aumento di capitale da un minimo di 500 milioni di euro garantito da Mediobanca fino a 650 milioni «qualora — scrive Carige — il maggiore importo venisse ritenuto necessario per la validazione della Bce». Aumento rivolto in prima battuta in opzione agli azionisti ma aperto a qualunque soluzione dal cavaliere bianco a un ventaglio di nuovi soci (si parla di un interesse del Crédit Agricole, mentre non sembra intenzionato ad aumentare la quota del 9,9% il socio francese BPCE). Ma non basta. Carige mette quindi sul tavolo le dismissioni. La firma con il fondo Usa Apollo per la vendita del ramo assicurativo era prevista nella notte. La vendita frutterebbe circa 300 milioni che, però, non possono essere tutti calcolati a patrimonio. Mentre è certa l’aggregazione delle banche controllate con l’acquisto delle minorities, il board ha messo nel capital plan un po’ a malincuore la vendita della private banking Cesare Ponti. L’aumento di capitale solleva poi il problema dei rapporti con la Fondazione oggi al 19% e autorizzata a scendere al 12 ma destinata a vedere ulteriormente diluita la propria quota. E non mancano i malumori nei confronti della Fondazione che ha frenato la ripatrimonializzazione a 800 milioni mentre il nuovo ad Piero Montani avrebbe voluto arrivare a un miliardo e 200 milioni, il che avrebbe permesso di sostenere meglio l’esame della Bce. Carige sottolinea con forza il risultato positivo dell’Aqr e le operazioni di pulizia e riesame dei profili di rischio messe in atto nel 2014 dalla nuova governance, compresa la diminuzione del portafoglio titoli di Stato da quasi 7 miliardi del 2013 agli attuali 3 miliardi.
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