Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Carige, aumento da oltre 800 milioni

Carige varerà oggi un aumento di capitale più consistente rispetto al piano inviato alla Bce e approvato da Francoforte. Nonostante la Banca centrale europea abbia dato, a quanto risulta, l’ok a un programma da 700 milioni, la ricapitalizzazione che il cda voterà oggi sarà più alto: tra gli 800 e i 900 milioni. Secondo fonti di mercato, la decisione di procedere in questo senso deriva da una serie di riflessioni. In primo luogo, l’arrivo della famiglia Malacalza, che ha firmato un accordo per rilevare il 10,5% delle quote della banca controllate da Fondazione Carige, consente di dare alla ricapitalizzazione un maggiore respiro. Inoltre, un aumento di capitale superiore ai 700 milioni permette a Carige di avere più tempo nel valutare e gestire le offerte relative agli asset in corso di dismissione (Creditis e Banca Cesare Ponti). Sempre secondo fonti finanziarie, tra le opzioni sugli asset, esiste anche la possibilità che la Ponti resti, alla fine, in Carige se, con la ricapitalizzazione, dovesse entrare nella compagine azionaria un azionista con una forza economica e un interesse per la private bank tali da consentire di accantonarne la vendita. Il titolo dell’istituto ha guadagnato ieri il 2% a Piazza Affari.

Include anche la vendita di Banca Cesare Ponti il capital plan di Banca Carige, su cui la Bce ha dato il proprio via libera, con una lettera recapitata ai vertici dell’istituto di credito genovese. Si apre così la strada all’aumento di capitale, compreso tra 800 e 900 milioni, che il cda di Carige si accinge a varare oggi.
L’organismo di vigilanza europeo, a quanto risulta da fonti finanziarie, avrebbe dato il via libera alla ricapitalizzazione accogliendo l’ipotesi di un aumento di 700 milioni, proposta nel capital plan e coperta dal consorzio di garanzia guidato da Mediobanca. L’operazione approvata dalla Bce comprende la disimissione di asset e minorities.
I primi sono individuati nel polo delle assicurazioni (già ceduto per 310 milioni ad Apollo Management), nella società di credito al consumo Creditis, per la quale sempre Apollo ha presentato un’offerta (sulla quale è aperta una trattativa in esclusiva) e in Banca Cesare Ponti. Per quest’ultima sono sul tavolo quattro offerte. Ad avanzarle Banco Popolare, la romana Banca Finnat (la società di hedege fund che fa capo alla famiglia Giubergia), la torinese Ersel e la spagnola Bankinter. Cesare Ponti, alla fine del 2013, gestiva asset per 1,16 miliardi di euro e ha raggiunto profitti per 1,6 milioni nei primi nove mesi del 2014.
Per quanto riguarda le minorities, il capital plan prevede che Cr Carrara e Cr Savona, vengano incamerate da Carige. Mentre, per ora, Carige Italia, la quale raggruppa tutte le filiali esterne alla Liguria e che, in precedenza, si era detto sarebbe rientrata nel perimetro della banca, resterà separata dall’istituto.
Nonostante Bce abbia dato, a quanto risulta, l’ok al piano da 700 milioni, l’aumento di capitale che il cda voterà oggi sarà più alto: tra gli 800 e i 900 milioni. Secondo fonti di mercato, la decisione di procedere in questo senso deriva da una serie di riflessioni. In primo luogo, l’arrivo della famiglia Malacalza, che ha firmato un accordo per rilevare il 10,5% delle quote della banca controllate da Fondazione Carige, consente di dare alla ricapitalizzazione un maggiore respiro. Inoltre, un aumento di capitale superiore ai 700 milioni permette a Carige di avere più tempo nel valutare e gestire le offerte relative agli asset in corso di dismissione (Creditis e Ponti, come si è detto). Sempre secondo fonti finanziarie, tra le opzioni sugli asset, esiste anche la possibilità che la Ponti resti, alla fine, in Carige se, con la ricapitalizzazione, dovesse entrare nella compagine azionaria un azionista con una forza economica e un interesse per la private bank tali da consentire di accantonarne la vendita.
Un aumento di capitale corposo, infine, permettedi soddisfare gli obiettivi di Cet1 ratio che la Bce avrebbe fissato per Carige nella lettera giunta, come ha confermato ieri il presidente della banca, Cesare Castelbarco Albani, ai vertici dell’istituto. E del Cet1 dovrà tenere conto anche il piano industriale di Carige, che sarà varato oggi dal cda insieme alla ricapitalizzazione.
In ogni caso, Carige punta ad assicurare alla Bce la piena copertura degli 814 milioni che rappresentano lo shortfall individuato dall’istituto europeo dopo il comprehensive assessment con gli stress test i cui risultati sono stati divulgati nell’ ottobre 2014.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il terzo polo? Non è un'ossessione. Banco Bpm in saluto. Balliamo anche da soli. Leggi l'artico...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Lo studio della School of Management del Politecnico. Il virus ha certamente favorito l'uso del den...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prende corpo il progetto di allargare l’Ape sociale e renderla strutturale, come forma per antici...

Oggi sulla stampa