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Carige, aumento a sconto del 35,2%

Il cda di Carige ha approvato le condizioni definitive per l’aumento di capitale di Carige, che sarà di 849,67 milioni, con un prezzo di sottoscrizione determinato «applicando uno sconto del 35,2% rispetto al Terp», il prezzo teorico ex diritto calcolato al prezzo ufficiale di ieri, pari 6,25 euro. La Consob ha approvato ieri il prospetto informativo relativo all’offerta in opzione della bancaagli azionisti ordinari e di risparmio. E il cda, riunitosi nel pomeriggio di ieri, in serata ha «deliberato di emettere massime 726.216.456 azioni ordinarie Banca Carige di nuova emissione, prive di indicazione del valore nominale, aventi le stesse caratteristiche delle azioni ordinarie di Banca Carige in circolazione, incluso il godimento regolare, da offrire in opzione ai titolari di azioni ordinarie e/o di azioni risparmio di Banca Carige, al prezzo di sottoscrizione pari 1,17 euro per ciascuna nuova azione, di cui 0,88 euro a titolo di sovrapprezzo, nel rapporto di 7 azioni di nuova emissione Banca Carige ogni azione ordinaria e/o azione di risparmio di Banca Carige posseduta». Il controvalore massimo dell’offerta, dunque, sarà «pari a euro 849.673.253,52 ». I diritti di opzione che daranno diritto alla sottoscrizione delel azioni oprdinarie, come era già stato reso noto, dovranno essere esercitati, a pena di decadenza, dall’8 giugno al 25 giugno 2015.
Banca Carige ha comunicato anche di aver sottoscritto il contratto di garanzia in relazione all’aumento di capitale con Mediobanca che agirà in qualità di global coordinator e joint bookrunner, Merrill Lynch International, Credit Suisse Securities (Europe), Deutsche Bank Ag London Branch, J.P. Morgan Securities e UniCredit Bank Ag Milan Branch, Corporate & Investment Banking, che agiranno in qualità di co-global coordinators e joint bookrunners, Banco Santander, Commerzbank e Nomura International plc in qualità di joint bookrunners e Banca Akros, Banca Aletti & Co, Equita Sim, Intermonte Sim e Keefe, Bruyette & Woods, A Stifel Company che agiranno in qualità di co-lead managers. I garanti si sono impegnati a sottoscrivere le azioni ordinarie Carige di nuova emissione in numero corrispondente ai diritti di opzione che risultino eventualmente non esercitati al termine dell’offerta in Borsa, fino all’ammontare massimo.
Con il via libera della Consob per Carige si apre un nuovo capitolo che ha l’obiettivo di mettere definitivamente alle spalle i problemi che hanno assillato la banca negli ultimi anni. Ossia quelli finali della gestione di Giovanni Berneschi, caratterizzata da un ampliamento fuori misura dell’istituto oltre i confini del territorio ligure e da operazioni finanziarie e immobiliari spericolate, coperte, in particolare le seconde, dall’ombrello del comparto assicurativo di proprietà di Carige. Operazioni che hanno condotto, nel maggio dell’anno scorso, all’arresto del dominus di Carige, insieme ad altre sei persone.
Già dal novembre del 2013, peraltro, al vertice della banca era arrivato Piero Luigi Montani, il quale ha avviato una ferrea azione di risanamento dell’istituto che è passata attraverso un primo aumento di capitale da 800 milioni, nel giugno del 2014.
Poi c’è stato l’intervento della Bce che, sottoponendo la banca agli stress test, ha individuato uno shortfall da 814 milioni nei conti. A quel punto si è resa necessaria una nuova ricapitalizzazione, accompagnata dalla vendita di asset. In un primo tempo sembrava che l’aumento potesse essere di 650-700 milioni. Poi il cda ha alzato l’asticella fino a 850 milioni. Ed è questo il valore della ricapitalizzazione votato dall’ultima assemblea degli azionisti.
Il cda ha anche varato un piano industriale 2015-2019 che prevede, come principali target economici allo scadere del quarto anno, Rote (return on tangible equity) dell’8%, Cet1 ratio pari al 12%, cost income al 54,2%, margine di intermediazione a 1,1 miliardi e utile netto a 208 milioni. Ma il ritorno all’utile della banca è previsto (per 95 milioni) già a partire dal 2017.
Il nuovo management dell’istituto genovese, ha puntato a far crescere i ratio dell’istituto. Al 31 dicembre 2014 il valore del Cet1 è salito all’8,4 e la vendita delle compagnie assicurative (al fondo Apollo, per 310 milioni, con closing imminente) porta il Cet1 all’8,7%. Con l’aumento di capitale che si sta partendo il Cet1, secondo i desiderata di Carige, è destinato ad attestarsi al 12,7%, senza includere i benefici derivanti dalla vendita degli asset in via di dismissione». Tra questi c’è ancora Banca Ponti che, però, Carige potrebbe decidere di non alienare.
Con l’aumento di capitale, d’altro canto, si rafforzeranno le posizioni di alcuni nuovi azionisti della banca ligure. Tra questi Malacalza Investimenti che controlla il 14,933% di Carige e che sottoscriverà la quotazione; The summer trust dell’imprenditore Gabriele Volpi, con il 5,01%, altrettanto intenzionato a sottoscrivere l’aumento. Più difficile decifrare cosa intendano fare gli altri soci: Bpce con il 5,1%; Ubs group, con il 4,395% delle quote; e gli ex pattisti privati (con un 6% circa), un gruppo di azionisti che, in passato, aveva stretto un patto parasociale.
La Fondazione Carige, titolare dell’1,95%, valuterà la partecipazione l’11 giugno, data per la quale è in programma una riunione dell’ente.
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