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Carige, arriva il via all’offerta Resta l’incognita Malacalza

È atteso per oggi il via libera all’offerta vincolante per la messa in sicurezza di Carige. In mattinata si riuniranno gli organi del Fondo volontario e obbligatorio che recepiranno l’offerta della trentina Cassa Centrale Banca e delibereranno gli interventi a favore della fragile banca ligure, che ha un fabbisogno di circa 900 milioni di euro. Un passaggio formale, dopo che alla fine della scorsa settimana era stata inviata a Francoforte una comunicazione con cui si assicurava la copertura del fabbisogno patrimoniale di Carige. Dopo l’approvazione odierna, a stretto giro Fitd, Schema Volontario e Cassa Centrale invieranno l’offerta vincolante ai commissari di Carige, che a loro volta la porteranno in Bce per l’approvazione da parte del Supervisory Board.

Il piano di fatto è oramai tracciato. E poggia sull’architrave formata da Fitd e Cassa Centrale Banca, che insieme si impegnano a garantire l’apporto di equity per 700 milioni per la nuova Carige. Con 313 milioni derivanti dalla conversione del bond sottoscritto dal Fitd, 65 milioni apportati da Ccb e la restante parte – che potrebbe arrivare fino a 320 milioni, in assenza di sottoscrizione da parte degli attuali azionisti – coperta e garantita dal fondo stesso.

Il vero “convitato di pietra” è il primo azionista della banca, la famiglia Malacalza, da cui si attende un impegno formale ad autorizzare l’aumento di capitale in assemblea. Impegno decisivo per il buon esito dell’operazione, ma che ad oggi, nonostante gli inviti “istituzionali”, continua a mancare. Di certo qualcosa dovrà sbloccarsi entro fine settembre, dead-line prevista per tenere l’assemblea straordinaria dei soci di Carige, così da realizzare entro fine anno l’aumento di capitale. Si vedrà. Qualcuno ipotizza che la famiglia imprenditoriale ligure possa chiedere un posto nel futuro Cda (che dovrebbe essere di sette membri), ma tutto è ancora prematuro. Di certo c’è che da oggi, una volta varata l’operazione, per il Fitd inizierà con Bce l’intensa interlocuzione per ottenere l’autorizzazione ad ottenere una partecipazione rilevante, che potrebbe attestarsi a oltre il 90% del capitale, qualora gli azionisti attuali non partecipassero all’aumento.

Ieri anche il cda di Mcc ha dato via libera alla sottoscrizione per 13 milioni di euro del bond Tier2. A questo punto dovrebbe essere coperto l’intero importo, pari a 200 milioni, con i 100 milioni di Ccb, 50 milioni di Amissima (fondo Apollo), 17 milioni forniti da Mediolanum, Cattolica, Equita e fondazione Cariverona e 20 milioni del Credito sportivo. I vari soggetti coinvolti sono chiamati a fornire lettere di impegno vincolanti che faranno parte della documentazione da inviare alla Bce.

Nel frattempo altri appuntamenti importanti sono in programma in settimana. Giovedì o venerdì si terrà l’incontro informativo convocato da Ccb con i vertici delle circa 80 Bcc che fanno parte del gruppo. L’appuntamento è molto atteso, perchè il sistema vuole capire il senso dell’operazione voluta dai vertici della capogruppo. Secondo quanto emerso sinora l’ingresso in Carige sarebbe considerato come un’opportunità per lo sviluppo sul fronte informatico e del risparmio gestito, oltre alla presenza territoriale. Un approccio di questo tipo – considerata anche l’opzione a salire nel capitale di Carige – lascia presupporre che l’obiettivo di Ccb sia, nel tempo e al verificarsi delle condizioni, quello di assumere una posizione di controllo della banca genovese investendo, tra equity e bond subordinato, un importo non lontano da 600 milioni. Se questo scenario si concretizzasse, un gruppo bancario che fa perno sul credito mutualistico senza fine di lucro e basato sulle garanzie incrociate per garantire i requisiti patrimoniali, che assieme conta 1.500 sportelli, diventerebbe socio di riferimento di una spa con 500 sportelli sul territorio. Un passo molto lungo da spiegare al management delle 80 Bcc affiliate. Altro aspetto sul quale è concentrata è il prezzo al quale verrà fissato l’aumento di capitale da 700 milioni.

Carige a parte, da segnalare che sempre oggi, a quanto risulta al Sole 24Ore, il Fondo obbligatorio interverrà anche su un altro dossier bancario caldo, ovvero quello della Banca del Fucino: da parte del Fitd è previsto l’ok all’emissione di una garanzia fino a 30 milioni nell’ambito dell’aumento di capitale che la storica banca romana deve realizzare. Nella ricapitalizzazione da 200 milioni sono coinvolti diversi soggetti (da alcune fondazioni alla cassa dei periti agrari ad alcuni soci del patto Igea): il Fondo entrerà in aumento qualora i soci non fossero in grado di realizzare l’operazione.

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