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Carige annuncia nuove perdite Advisor pronti per l’aumento

Banca Carige chiude il primo trimestre 2017 con una perdita netta di 41,1 milioni, in linea con quella del primo trimestre dell’anno scorso (-41 milioni), e il Cet 1 sotto la soglia raccomandata da Bce. Ma segna un’inversione di tendenza nei ricavi, che salgono del 5,6% rispetto al quarto trimestre del 2016. Il mol si attesta a 26,7 milioni, in linea col primo trimestre 2016 ma in crescita rispetto ai 10,3 milioni degli ultimi tre mesi del 2016 e migliora il presidio sul credito problematico, con il coverage dei non performing loans al 46,4% e delle sofferenze al 63,4%.
Sul fronte degli advisor per il previsto aumento di capitale da 450 milioni, l’ad di Carige, Guido Bastianini, il quale, il 28 aprile scorso, aveva avuto il mandato dal cda per scegliere fra cinque soggetti, ha ristretto il campo. La sua attenzione sarebbe concentrata su due banche internazionali ed è anche possibile che alla fine, quando scioglierà la riserva (il che dovrebbe avvenire a breve), decida per un advisor unico.
Ieri, intanto, il cda ha approvato i risultati al 31 marzo 2017. Come si è accennato, se al netto delle imposte il risultato della capogruppo si è attestato su un rosso di 41,1 milioni, il primo trimestre del 2017 ha registrato un’inversione di tendenza dei ricavi, tornati a crescere in tutte le componenti; in particolare, spiega una nota, nel primo trimestre dell’anno sono in aumento, rispetto al quarto trimestre 2016, il margine d’interesse, che arriva «a 72,5 milioni (+4,3%), e le commissioni nette a 62,3 milioni (+10,4%); positivo anche il contributo della finanza per 15,5 milioni (+15,2%)». Le iniziative volte al contenimento dei costi del personale e delle spese amministrative, prosegue la nota, «hanno apportato ulteriori benefici contribuendo al calo degli oneri di gestione a 131,5 milioni (-5,8% sul quarto trimestre 2016)». Le rettifiche nette di valore su crediti si attestano a 76,2 milioni, in calo rispetto al primo trimestre 2016 (-15,2%) e all’ultimo trimestre dell’esercizio precedente (-16,3%), ma il livello di copertura delle esposizioni deteriorate segna un aumento al 46,4%.
Il common equity tier 1 ratio phased-in di Carige a fine marzo si attesta al 10,9%, coefficiente che è al di sopra della soglia minima del 9% chiesta da Bce in sede di Srep 2017 ma è invece «al di sotto della soglia raccomandata, pari all’11,25%». Carige precisa, però, che le misure previste nel piano strategico 2016-2020 approvato il 28 febbraio 2017 «sono idonee a ripristinare un livello di Cet1 ratio al di sopra» dell’11,25%. Nella nota, la banca fa notare che la situazione «non scaturisce da specifici fattori gestionali» ma è da ricondurre «alle variazioni tra il 31 dicembre 2016 e il 31 marzo 2017, derivanti dall’applicazione del regime prudenziale transitorio».
Il profilo di liquidità, invece, «si mantiene a livelli adeguati con l’indicatore Lcr pari al 119% al 31 marzo 2017, ampiamente superiore al target Srep del 90%».
La raccolta diretta da clientela privata e imprese «si attesta a 15,7 miliardi (15,8 miliardi al 31 dicembre 2016)»; la componente institutional/wholesale scende a 3 miliardi, «guidata soprattutto dalla scadenza di un bond garantito dallo Stato per 600 milioni»; e la raccolta diretta complessiva, «per effetto delle dinamiche sopra riportate, si attesta a 18,7 miliardi al 31 marzo 2017 (19,6 miliardi a fine 2016)».
Sul fronte della riorganizzazione della banca, la nota spiega, infine, che sono state «individuate le 58 filiali di prossima chiusura, da realizzarsi alla fine del trimestre corrente».

Raoul de Forcade

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