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Carige all’ora X. La Bce punta sul fondo Apollo Malacalza frena

La prima offerta del fondo Apollo a Genova, pervenuta il 10 febbraio, fu scartata con sdegno. Con la seconda toccherà fare più attenzione, se non altro perché la Bce ha frattanto puntato le antenne verso Carige, che ritiene, si dice tra i banchieri, «una Mps minore»; e dietro le quinte pare veda con favore l’offerta da 1,2 miliardi, forse sparagnina ma che ha il pregio di mettere in salvo la banca ligure. Così l’avance bis del fondo chiuso statunitense per rilevare 3,5 miliardi di insolvenze della banca genovese a sconto dell’80%, e poi colmare con 500 milioni il deficit di capitale che si creerebbe in Carige, rischia di essere una di quelle offerte che non si possono rifiutare.
Lo sa Piazza Affari, dove il titolo della banca – dopo le conferme alle ultime voci (le prime diffuse da Repubblica giovedì) – ha compiuto un balzo del 4,8%, scambiando il 3% del capitale in un giorno fiacco. La famiglia Malacalza, prima socia con il 17,6% della banca, non sembra però godere per la parziale ripresa di valore. Se infatti la doppia operazione di Apollo si realizzasse, gli imprenditori dell’acciaio perderebbero il governo di Carige, che diverrebbe controllata da Apollo con il 54%, e rischierebbero di trasformare in moneta le perdite virtuali: l’offerta pubblica conseguente al raggiungimento del controllo da parte di Apollo, per le stime di Intermonte, potrebbe costare 160 milioni ai Malacalza.
Per questo a Genova chi conosce la famiglia emiliana scommette che non potrà far altro che rigettare di nuovo l’offerta. O meglio il “suo” cda, che s’insedierà domani dopo il voto dell’assemblea Carige per cui sono già registrati in 1.000 ai Magazzini del cotone (il triplo dell’affluenza usuale). Malacalza prima di portare Carige a una fusione gradirebbe più tempo per rimettere in sesto l’istituto, che dopo i decenni di Giovanni Berneschi s’è trovato corto di capitale e debole in tutte le componenti di gestione e commerciali. Ma non è detto che quel tempo l’ad in pectore Guido Bastianini l’avrà.
Le pressioni sono forti, da mercato e vigilanza. L’Eurotower, con Bankitalia, manda segnali crescenti di preoccupazione fin da febbraio, quando con un blitz Malacalza dimissionò l’ad Piero Montani. E Carige è tra chi quotidianamente deve rendicontare Francoforte sulla liquidità. Apollo, specializzato in casi critici, deve anche difendere l’investimento: a metà 2015 puntò 300 milioni sulle assicurazioni di Carige, che hanno nella rete il solo canale distributivo e perderebbero valore con una crisi. Apollo è anche un potenziale compratore delle quattro “good bank” ripulite delle sofferenze che il Fondo di risoluzione venderà entro l’estate.

Andrea Greco

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