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Carige al varo del piano industriale e del confronto sul capitale con la Bce

Banca Carige si prepara al passo che potrebbe essere decisivo per il suo futuro: l’approvazione del nuovo piano industriale che sarà inviato alla Banca centrale europea. L’organismo di vigilanza a dicembre aveva chiesto all’istituto di credito genovese di presentare il progetto entro la fine di febbraio. E oggi il cda guidato da Giuseppe Tesauro (presidente) e Guido Bastianini (ad) è chiamato a votare appunto la stesura definitiva del documento, già in parte analizzata nei giorni scorsi, che, una volta approvata, sarà inviata immediatamente a Francoforte.
Secondo quanto risulta da fonti finanziarie, il progetto industriale si compone di alcune fasi distinte che marciano, in parte, anche in parallelo: due riguardano la dismissione dei non performing loans, la terza attiene alla revisione del modello commerciale dell’istituto controllato dalla famiglia Malacalza (col 17,58%).
La priorità del progetto si concentra certamente sulla questione che più sta a cuore alla Bce nell’immediato: la cartolarizzazione degli Npl della banca. Francoforte, infatti, chiede che dagli attuali 7,3 miliardi di crediti deteriorati, l’istituto scenda a 5,5 miliardi entro fine 2017, a 4,6 entro fine 2018 e a 3,7 entro fine 2019.
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Continua da pagina 25 Carige, a quanto risulta, punta a cedere circa 2 miliardi di Npl, entro l’anno in corso, in due tranche e la prima potrebbe aggirarsi intorno a 1,1 miliardi.
L’operazione è supportata da Prelios credit servicing nel ruolo di servicer e sulla tranche è stato avviato il processo di rating con le agenzie Moody’s, Standard & Poor’s e Dbrs. Il percorso preliminare dovrebbe arrivare ad aprile, per proseguire tra maggio e giugno con l’emissione. La seconda tranche dovrebbe invece andare sul mercato dopo l’estate. Sulla parte meno rischiosa (senior) degli Npl, verrebbe applicata la Gacs.
Oltre alla cartolarizzazione, però, la banca avrebbe impostato il piano industriale delineando un’ulteriore mossa. I vertici di Carige, infatti, avrebbero studiato, come anticipato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore, una scissione dal bilancio, tramite un veicolo strutturato ad hoc, di una somma compresa tra 3 e 3,5 miliardi lordi di deteriorati, in gran parte sofferenze, ma non solo.
Questa impostazione consentirebbe di ridurre le non performing exposure della banca del 40-50%, permettendo all’istituto di allinearsi alle richieste delle Bce. Ovviamente questo preluderebbe a una scissione della banca dal veicolo in cui verranno riversati i crediti deteriorati. Il capitale del veicolo, peraltro, potrebbe essere aperto, per una quota, a un partner finanziario istituzionale, con cui potrebbero essere in corso contatti.
In ogni caso, appare sempre più probabile che la cessione dei crediti deteriorati possa generare uno shortfall che potrà essere sanato solo attraverso un aumento di capitale. Fonti finanziarie confermano che, se si aprisse questa strada, sarebbero in primis i Malacalza, anchor investor dell’istituto, a intervenire. Secondo alcuni analisti il rafforzamento di capitale stimato per Carige potrebbe aggirarsi tra i 300 e i 400 milioni. Ma una cifra realistica potrà essere definita solo dopo la cessione sul mercato degli Npl. Crediti che, peraltro, i Malacalza non sono mai stati disponibili a vendere ai prezzi che attualmente offrono i fondi speculativi.
Oltre alla parte finanziaria, secondo quanto risulta, il piano prevederebbe la revisione del modello commerciale di Carige con la rifocalizzazione delle aree direzionali. Attualmente sono otto, alcune delle quali sovrintendono a filiali in più regioni, e dovrebbero diventare un dozzina (due per Genova e altre focalizzate su regioni come Toscana, Emilia Romagna e Veneto). Inoltre la banca, dovrebbe chiudere una cinquantina di filiali, incrementando invece il numero dei gestori corporate, dedicati a seguire i rapporti con una fascia sempre più ampia di imprese.
Per Francoforte, comunque, il piano di Carige non sarà una sorpresa. Tra la banca e la Bce, infatti, in questi ultimi mesi di elaborazione del progetto,ci sono stati contatti costanti.
Non è detto che la Bce dia un riscontro a breve al piano, mentre per l’istituto genovese si profila un nuovo appuntamento importante il 28 marzo, con l’assemblea dei soci. Durante la quale, oltre all’approvazione del bilancio 2016, si voterà l’azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici di Carige: gli ex presidenti Giovanni Berneschi e Cesare Castelbarco Albani, e l’ex ad, Piero Montani.

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