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Carige al test dei conti in vista del ritorno in Borsa. Per Cassa il nodo del prezzo

Destini incrociati per Carige e Cassa centrale banca. Per la banca ligure inizia un periodo ricco di appuntamenti: ieri c’è stata l’assemblea per la nomina del presidente Giuseppe Boccuzzi in sostituzione dello scomparso Vincenzo Calandra Buonaura, e del vice presidente Paolo Ravà. Oggi sarà la volta del cda per un primo esame dei numeri di bilancio, che poi verranno approvati il 10 marzo dal consiglio e il 20 aprile dall’assemblea.
Ieri intanto si è appreso che l’ex ad Carige Paolo Fiorentino è indagato per aggiotaggio dalla procura di Milano in relazione alla semestrale del 2018.
I pm sono in attesa di una informativa conclusiva del nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf, in vista della chiusura dell’inchiesta a carico del banchiere e dell’allora responsabile della tenuta delle scritture contabili. L’indagine sulla semestrale era relativa alla presunta mancata comunicazione sulla necessità di svalutare crediti non performing per centinaia di milioni. Al vaglio degli inquirenti anche una denuncia di Malacalza sull’operato degli ex commissari straordinari della banca.
Tornando ai conti, per Carige questo sarà il primo bilancio approvato dopo il commissariamento seguito, un anno fa, dall’ingresso del Fondo interbancario di tutela dei depositi (insieme allo Schema volontario), e di Ccb nel capitale dell’istituto. I conti sono fondamentali non solo per capire l’andamento della banca, ma per mettere le basi per il ritorno del titolo agli scambi in Borsa, dove è sospeso dal gennaio 2019. La banca ha dato mandato allo studio BonelliErede di predisporre il prospetto da sottoporre alla Consob per tornare alle contrattazioni;

La quota 65
È la cifra che Cassa pagò nel 2019, prima del Covid. Ora sta negoziando per esercitare l’opzione call se tutto va per il verso giusto, giugno potrebbe essere un buon momento per ripartire.
La partita, non semplicissima alla luce della pandemia, si intreccia con un’altra vicenda: la potenziale staffetta tra il Fondo e Cassa centrale banca, una delle due capogruppo – insieme a Iccrea – del mondo delle Bcc. Cassa ha l’8,3% di Carige, preso in aumento di capitale nel 2019 con un esborso intorno ai 65 milioni. L’opzione di Cassa per rilevare l’80% in mano al Fondo scade a fine anno, ma una prima finestra si chiude a giugno e, comunque, le parti si sono date un tempo ben più breve per arrivare a un punto fermo, come ha indirettamente confermato l’ad della Cassa, Mario Sartori, ieri in un incontro con i sindacati. Secondo molti osservatori l’obiettivo è di prendere una decisione entro il primo trimestre dell’anno. Lontano dai riflettori, le parti stanno lavorando.
Il punto è che l’opzione di acquisto è stata decisa in un passato ormai remoto (come tutto quello che è successo prima della pandemia) e Ccb ragionevolmente vuole uno sconto sul prezzo di allora. Senza contare che forse già dal primo momento l’entusiasmo della capogruppo trentina potrebbe non essere stato allo zenit. «Sono molto attento alla vicenda e valuterò con grande attenzione – spiega Carlo Antiga, vice presidente vicario di Ccb – a suo tempo l’opzione su Carige aveva un significato preciso e profondo, di cui ero convinto. Ora il Covid ha creato un altro quadro, bisogna verificare la convenienza dell’operazione».
A sua volta Ccb è alle prese con i risultati del “comprehensive assessment” della Bce, in arrivo forse già entro fine aprile, mentre periodicamente ritornano le ipotesi di un possibile matrimonio con Iccrea.

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