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Carige al lavoro per il nuovo a.d.

Inizio di settimana caldo per Banca Carige. Dopo il burrascoso cda che venerdì ha votato la sfiducia all’a.d. Guido Bastianini, si è riunito il comitato nomine per individuare il nuovo capoazienda. La proposta dell’organo potrebbe essere formalizzata oggi al board, anche se l’esito della partita resta incerto.

Sembra che l’idea del socio di maggioranza relativa, il vicepresidente Vittorio Malacalza, sia quella di proporre un direttore generale di provenienza interna. Fra i nomi che circolano vi è quello dell’attuale responsabile crediti, Gabriele Delmonte, dirigente di lungo corso dell’istituto ligure. Intanto Roberto Nicastro, ex amministratore delegato di Unicredit, ha detto di non essere in corsa per la poltrona di a.d.

La tensione comunque resta alta, soprattutto per la spaccatura che si è creata in consiglio. Quattro membri hanno votato no alla mozione di sfiducia contro Bastianini, e tre di loro erano dati in uscita dopo il passo indietro di Elisabetta Rubini e Paola Girdinio. E in serata è arrivata la conferma delle dimissioni di Claudio Calabi, Maurizia Squinzi e Alberto Mocchi.

All’origine dello scontro ci sarebbe il piano finanziario presentato nelle scorse settimane da Bastianini con l’ausilio degli advisor Credit Suisse, Deutsche Bank e Goldman Sachs. In quel documento il fabbisogno patrimoniale necessario per coprire il deconsolidamento degli npl sarebbe stato alzato da 450 a oltre 600 milioni di euro. Per coprire l’ammontare non sarebbe stato sufficiente l’aumento di capitale, ma la banca avrebbe dovuto proporre la conversione di quasi tutti i 500 milioni di bond subordinati in circolazione. Una scelta che avrebbe diluito fortemente Malacalza dopo la durissima minusvalenza potenziale riportata sulla quota.

Contrasti meno accesi sarebbero nati poi sul piano di cessione dei Non performing loan: un’operazione che sarebbe dovuta avvenire in più tranche.

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