Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Carcere senza automatismi

È solo il primo passo, ma è comunque una buona notizia per le migliaia di detenuti italiani (11mila su 62mila) in carcere attesa del (primo) processo. I nuovi paletti per la custodia cautelare ieri, con un voto quasi unanime (290 sì, 13 no della Lega e 95 astenuti, tra cui il M5S), hanno incassato il via libera alla Camera in prima lettura. Tra i punti qualificanti della riforma, che ora passa al Senato, criteri più stringenti per la carcerazione di imputati e indagati, che a regime rappresenterà la misura estrema, applicabile solo quando «risultino inadeguate» le altre misure coercitive e interdittive previste dall’ordinamento, come il divieto di espatrio, l’obbligo di presentazione alla Polizia, o il divieto temporaneo di esercitare l’attività. Tali misure “minori”, altra novità della riforma, potranno essere applicate anche in via cumulativa; le intedittive, in particolare aumentano i termini di durata (dai due mesi attuali a 12 mesi) per migliorarne l’efficacia quale alternativa alla custodia cautelare in carcere.
Un altro paletto per evitare gli abusi è sul «pericolo di fuga» o di «reiterazione del reato» dell’indagato: il rischio non dovrà solo essere concreto, così come è oggi, ma anche «attuale». Si fa più stringente anche il margine di valutazione del rischio fuga da parte del giudice: stop al carcere preventivo “automatico”, basato semplicemente sulla gravità del reato, e spazio a una valutazione più articolata, che tenga conto della modalità e delle circostanze in cui il delitto ha avuto luogo, ma anche dei precedenti e del comportamento prima e dopo dell’imputato.
Tra i capitoli più delicati della riforma, la regolamentazione della carcerazione preventiva a fronte di reati di mafia e terrorismo o particolarmente gravi e odiosi (violenza sessuale, prostituzione minorile). Nel primo caso resta la presunzione assoluta di idoneità della detenzione in carcere, nel secondo questa diventa relativa: si applica il carcere in ogni caso, a meno che non si dimostri che le esigenze cautelari possano essere assicurate con altre misure meno gravi. Tramontata al momento l’ipotesi di una approvazione accelerata e congiunta delle contro il sovraffollamento carcerario, magari collegando il ddl al decreto carceri, una volta trasmesso dalla Camera, sono in molti a sottolineare la portata di una riforma «storica» (Leva, Pd) e «importante» (la relatrice Rossomando, Pd), mentre la presidente della commissione Giustizia, la democratica Donatella Ferranti, ex magistrato, ricorda come le nuove norme «rafforzano ulteriormente le garanzie a tutela della libertà personale». Il capogruppo Enrico Costa mette l’accento sull’emendamento Ncd grazie al quale «verranno finalmente alla luce tutti quei casi di malagiustizia finora nascosti all’opinione pubblica». Il Guardasigilli dovrà infatti «riferire annualmente su quante persone arrestate vengono poi prosciolte o assolte». Il monitoraggio però non piace all’Anm (che nelle scorse settimane non ha nascosto le forti perplessità sul ddl, soprattutto lo stop agli automatismi reato grave-carcere), nel timore è che si traduca in un «controllo sul merito» dell’attività dei giudici. Su un altro fronte, l’Anm denuncia in audizione in commissione Giustizia il rischio che le nuove norme del Dl carceri portino «allo sfascio» gli uffici di sorveglianza, privi «di mezzi idonei» a far fronte ai nuovi compiti.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa