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In carcere chi froda l’Ue

Via libera degli stati Ue alla direttiva contro le frodi sui fondi europei. La tutela degli interessi finanziari dell’Unione richiede il perseguimento penale di ogni condotta fraudolenta. Le sanzioni per le persone fisiche dovrebbero prevedere, in taluni casi, una pena massima di almeno quattro anni di reclusione, includendo almeno i reati in cui siano stati arrecati danni o ottenuti vantaggi considerevoli per un valore superiore a 100 mila euro. Lo prevede una direttiva approvata dal Consiglio dei ministri dell’Unione, nei giorni scorsi (il 5 aprile 2017). La finalità della normativa è stabilire regole riguardo la definizione di reati e di sanzioni nell’ambito della lotta contro le frodi e le altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, per contribuire efficacemente ad una maggiore protezione contro la criminalità. La tutela degli interessi finanziari Ue richiede una definizione comune di frode, che dovrebbe ricomprendere la condotta fraudolenta dal lato delle entrate, delle spese e dei beni ai danni del bilancio generale dell’Unione, incluse operazioni finanziarie quali l’assunzione e l’erogazione di prestiti.

La corruzione costituisce una minaccia particolarmente grave per gli interessi finanziari dell’Unione e può essere in molti casi legata a condotta fraudolenta. Poiché tutti i funzionari pubblici hanno il dovere di esercitare il proprio giudizio o la propria discrezionalità in modo imparziale, secondo la direttiva Ue la dazione di tangenti per influenzare il giudizio o la discrezionalità di un funzionario pubblico e la ricezione di tali tangenti dovrebbero rientrare nella definizione di corruzione, indipendentemente dal diritto o dalle disposizioni applicabili nel paese o all’organizzazione internazionale di appartenenza del funzionario interessato. Possono ledere gli interessi finanziari Ue le condotte di funzionari pubblici incaricati della gestione di fondi o beni, che mirano all’appropriazione indebita degli stessi, per uno scopo contrario a quello previsto. Dunque, per la direttiva Ue va introdotta una definizione precisa dei reati in cui rientrino tali tipi di condotta. La tutela degli interessi finanziari Ue richiede una definizione comune di frode, che dovrebbe ricomprendere la condotta fraudolenta dal lato delle entrate, delle spese e dei beni ai danni del bilancio generale dell’Unione, comprese operazioni finanziarie quali l’assunzione e l’erogazione di prestiti.

Norme minime. La direttiva stabilisce soltanto un quadro di norme minime, pertanto gli Stati membri avranno facoltà di mantenere in vigore o adottare regole più rigorose. Qualora il diritto di uno Stato non preveda una soglia esplicita per un danno o per un vantaggio considerevole quale base per la pena massima, lo Stato dovrebbe assicurare che i suoi tribunali prendano in considerazione l’entità del danno o del vantaggio in sede di determinazione delle sanzioni per le frodi e gli altri reati che ledono gli interessi finanziari Ue. Per i reati contro il sistema comune Iva, la soglia al raggiungimento della quale il danno o il vantaggio dovrebbe essere presunto considerevole è pari a 10 milioni di euro.

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