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Capogruppo da un miliardo per le Bcc

ROMA Sarà il pezzo forte delle misure di natura bancaria che il governo intende portare al Consiglio dei ministri di giovedì. Con ogni probabilità, infatti, domani vedrà la luce un solo decreto in materia bancaria. Il provvedimento(per la prima parte, a firma congiunta ministero della Giustizia-Mef) tenderà in primo luogo a determinare un nuova spinta per accelerare le procedure concorsuali e di riscossione dei crediti deteriorati, perchè stringere i tempi della possibile riscossione accresce il valore di mercato dei non performing loans (va detto però che attualmente le banche hanno in bilancio i loro “prestiti cattivi”, attraverso i cospicui accantonamenti, già al 47 per cento del loro valore facciale).
In secondo luogo, con un’architettura a lungo studiata nei dettagli, l’intervento del governo punterà a mettere in sicurezza l’intero sistema delle banche di credito cooperativo. La riforma delle banche di credito cooperativo è ritenuta infatti necessaria e urgente dal governo perchè, basandosi sull’aggregazione in uno o più gruppi, permetterà anche a queste piccole banche di usufruire di economie di scala e di potenziare l’offerta di beni e servizi a beneficio di tutta la clientela.
Come? Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha sconsigliato di evocare analogie troppo strette con il modello Credit Agricole ( che, come si sa, è un gruppo cooperativo caratterizzato sul piano organizzativo da una struttura paritetica nella quale la capogruppo partecipata dalle banche cooperative, esercita su di esse un ruolo di indirizzo e di controllo), perchè, ha spiegato – ogni schema ha i suoi dettagli . Sono parole che tranquillizzano gli esponenti di vertice del sistema cooperativo, in quanto adottare tout court il modello francese avrebbe implicato la cancellazione delle licenze bancarie delle oltre 360 banche cooperative. Però Padoan ha anche battuto sul fatto che la riforma farà perno su un progetto che prevede «quantomeno un gruppo» al quale si aggregherebbero le banche su base volontaria. La newco spa, che sarà la capogruppo delle cooperative bancarie, avrà dunque una dotazione di capitale di circa un miliardo. Un secondo gruppo, invece, dovrebbe essere formato dalle Casse Raiffesen altoatesine; pertanto la riforma non dovrebbe ridurre il numero di Bcc presenti in Italia. Ma il vantaggio di una modifica che comunque tiene conto del lungo lavoro di autoriforma del sistema è connesso alla possibilità di andare sui mercati con forza maggiore e anche, come ha detto il ministro, alla possibilità di gestione comune di molti servizi di management, mantenendo al tempo stesso una cultura locale. Nella riforma si stabilirà che la maggioranza del capitale della holding sarà detenuta dalle banche di credito cooperativo (non il 100 per cento: in prospettiva, dunque, è prevista anche l’apertura al mercato).
Come si diceva, la scelta di aderire al gruppo avverrà su base volontaria. Ma per chi non aderisce, a seconda dei suoi requisiti patrimoniali, si prospetta la trasformazione o in banca popolare ( con un attivo non superiore a 8 miliardi)o quella in Spa o la messa in liquidazione: verrebbero così perse le riserve, che resterebbero a disposizione del sistema Bcc. L’unico elemento ancora sub-iudice riguarda i tempi della trasformazione del sistema: la normativa conterrà certamente delle disposizioni che accompagneranno il passaggio e regoleranno la transizione. In ogni caso, l’autoriforma con il placet del governo e il patto di coesione fra la capogruppo e le piccole banche cooperative di territorio (che nel biennio 2013-2015 hanno finanziato le imprese italiane per 85 miliardi)demanderà per intero alla Banca d’Italia la normativa secondaria.
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