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Il capo delle news di Facebook «Pronti a cancellare le falsità»

Per una parte importante della sua vita professionale Campbell Brown, classe 1968, ha vestito i panni della anchorwoman, la giornalista televisiva. Ha lavorato per Nbc e Cnn, fra le più importanti emittenti americane. Quando ti parla ti fissa (ancora) come se stesse guardando in camera. Non è (più) così: lo scorso gennaio ha risposto alla chiamata di Facebook diventando responsabile dei rapporti con i media. «In questa nuova veste ho capito quanto gli editori tradizionali facciano fatica a evolvere. Facebook fa parte dell’ecosistema delle news e può e deve aiutarli partendo dalle già attivate collaborazioni nello sviluppo dei prodotti e nella ricerca di modi per monetizzare», racconta al Corriere a Perugia, dove si è recata in occasione del Festival del giornalismo.

Il social network ha bisogno dei contenuti e deve necessariamente dialogare con chi li crea. Ma tre mesi fa, quando Brown è arrivata a Menlo Park, sentiva soprattutto aumentare la pressione delle polemiche successive all’elezione di Donald Trump, che ha scoperchiato il vaso di Pandora della disinformazione online. Oggi il problema ha raggiunto una dimensione tale da portare all’approvazione, da parte del governo tedesco, di una norma che prevede multe da 50 milioni di euro per le piattaforme su cui transitano fake news e contenuti d’odio. Se arriverà anche il pollice alto del Parlamento sarà legge, con tutto ciò che ne consegue in termini di difficoltà nella definizione di ciò che è vero e di ciò che non lo è. E di individuazione dei responsabili della selezione (gli stessi social network? I governi? Gli utenti? I giornali?).

«Rispettiamo le norme di tutti i Paesi in cui operiamo», afferma Brown. E aggiunge: «Vogliamo eliminare totalmente le “false news” dalla piattaforma (adesso a Menlo Park le chiamano così, probabilmente per provare a smarcarsi dalla discussione, ndr )». La giornalista è convinta che la natura del problema sia soprattutto economica: «Alcuni portali sostengono posizioni opposte solo per fare soldi. Possiamo fermarli impedendo loro di guadagnare tramite la pubblicità»

Le fake news e la post verità tengono però banco quotidianamente nel dibattito politico statunitense (e non solo). «C’è sempre stato un rapporto turbolento con i presidenti, il ruolo dei media è di stimolarli a essere responsabili. Ci sarà sempre tensione. Oggi però mi preoccupa però la scarsa credibilità degli editori di notizie negli Stati Uniti. Devono riorganizzare il rapporto con la loro audience».

Martina Pennisi

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