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«Capitalismo familiare? Fa bene agli affari»

MILANO — L’industria automobilistica rappresenta il 2% del Pil mondiale. Mezzo secolo fa, quando la manifattura pesava di più, la percentuale era più del doppio. Ma anche quel 2 è una cifra di tutto rispetto. Le principali case produttrici sono in mano a famiglie, vere dinastie che hanno trasmesso il comando da una generazione all’altra. Alcune più antiche, come Peugeot ormai all’ottava oppure Ford e Fiat alla quinta, altre più recenti come la sudcoreana Hyundai di Ju-jung Chung, che ha prodotto la prima auto solo nel 1973 e dal 2000 ha passato il comando al figlio Mong-koo.

Insomma, il capitalismo familiare fa bene agli affari. Lo ha spiegato il presidente della Fiat, John Elkann, ospite ieri alla Bocconi: «Quando grandi famiglie controllano importanti gruppi industriali, il business va molto meglio rispetto all’andamento del mercato». E ha citato a sostegno la performance delle aziende familiari negli ultimi dieci anni, che è stata migliore di quella del mercato (+133% l’indice delle società familiari a livello globale rispetto al +65% dell’indice Morgan Stanley sull’azionario mondiale). Il presidente Fiat ha sottolineato che le società a controllo familiare «tendono a essere più caute nelle decisioni e nel controllo dei costi, il che rappresenta una base migliore per far crescere l’attività e fare fronte a eventuali difficoltà». E ha demolito alcuni luoghi comuni: «le aziende familiari sono piccole»? Pensate a Luxottica, Walmart o Samsung.

Ma restando all’auto, basta pensare ai colossi tedeschi: la Bmw dei Quandt a Monaco o la Volkswagen dei Piech a Wolfsburg. E negli Stati Uniti alla Ford, con la quale gli Agnelli hanno una solida amicizia che risale agli inizi del Novecento e che è ancora viva tra John Elkann e Bill Ford jr, di cui il presidente Fiat in più occasioni ha ricordato «i consigli validissimi» e il «sostegno» al momento di decidere la sfida Chrysler (lunedì il Lingotto eserciterà la nuova opzione). Il primo incontro tra le due dinastie risale ai fondatori Giovanni Agnelli e Henry Ford, che si conobbero nel 1912 a Detroit. Un sodalizio continuato con gli eredi. Gianni Agnelli fu grande amico di Henry Ford II e Bill Ford, per arrivare all’oggi. Come ha riferito il Detroit News , John Elkann e Bill Ford jr si confrontano spesso sul management: «Abbiamo ambedue degli amministratori delegati dinamici e talentuosi», ha raccontato il presidente di Ford. Elkann anche ieri ha confermato la sintonia con il ceo di Fiat: «Con Marchionne in questi dieci anni è sorta una grande complicità dopo tante battaglie combattute assieme». Il presidente del Lingotto ha parlato anche di Rcs: «Sono molto fiducioso sul futuro di Rcs e questa è anche una delle ragioni per cui abbiamo sottoscritto l’aumento di capitale e abbiamo deciso di fare di più. Oggi Rcs è una società molto più forte di un anno fa».

Le dinastie talvolta si intrecciano ma non sempre va a buon fine. Lo scorso anno si parlò di matrimonio tra Peugeot e Fiat, ma i francesi non erano intenzionati a fare un passo indietro e non se ne fece nulla. Ora però la famiglia che controlla Psa Peugeot-Citroën avrebbe dato disponibilità a perdere il controllo nel tentativo di una integrazione con General Motors. Alti e bassi, come in tutte le dinastie.

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