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Capitali stranieri: una buona giustizia può fare da calamita

La riforma della Giustizia firmata dalla ministra Marta Cartabia è incentrata soprattutto su rapidità della giustizia. È questa la strategia seguita e individuata anche alla luce delle linee tracciate nel Pnrr. «Tempi rapidi e certezza della durata dei processi sono le priorità del nostro sistema giudiziario, affinché il nostro Paese possa tornare ad attrarre investimenti — conferma Carlo Gagliardi, managing partner di Deloitte Legal Italia —. Occorre introdurre riforme procedurali e ordinamentali per ridurre i tempi dei processi, modernizzare strutture e procedure e aumentare la produttività dei tribunali, anche attraverso l’assegnazione di ruoli a personale con funzioni e competenze manageriali e l’utilizzo di strumenti tecnologici».I cambiamenti

Una serie di trasformazioni destinate a modificare anche la professione legale. «Gli avvocati — continua Gagliardi — potranno e dovranno adeguare le proprie competenze e le proprie strutture a un sistema giustizia più organizzato e tecnologico, promuovendone e sostenendone la trasformazione digitale».

Si torna a parlare di mediazione come alternativa ai processi per decongestionare le aule di tribunale. In passato gli avvocati si sono opposti alla mediazione obbligatoria. Oggi è una strada vista con occhi diversi? Può essere una valida alternativa e, soprattutto, una via per velocizzare la macchina della giustizia? «La gestione del contenzioso è ancora affetta da una visione “tribunal-centrica” che vede lo Stato operare in regime di sostanziale monopolio. Attraverso il ricorso alle procedure di Adr (negoziazione diretta, tavoli paritetici, mediazione e arbitrato) si amplia l’offerta degli strumenti di risoluzione delle controversie, senza gravare sulla spesa pubblica. Contemporaneamente si rendono più efficienti i tribunali, il cui carico di lavoro si riduce. Oggi l’efficienza si traduce in competitività: la lentezza della tutela legale è anacronistica e rischia di apparire quale assenza assoluta di tutele. Un profondo cambio di marcia della Giustizia rappresenta un elemento essenziale per la ripresa dell’Italia».

Nella riforma è prevista un’accelerazione del processo telematico. Quali cambiamenti comporterebbe nell’ambito della professione? «Occorrerebbe spingersi verso l’unificazione e implementazione della piattaforma di processo telematico ma senza sacrificare il principio dell’oralità del dibattimento, per semplificare il lavoro dell’avvocato e salvaguardarne l’attività. Simili strumenti consentirebbero, infine, la creazione, la raccolta e l’analisi di dati (big data) utili alla migliore gestione del sistema giustizia: in questo senso la digitalizzazione è un’opportunità che non ci possiamo far sfuggire».Il futuro

Digitale e intelligenza artificiale rappresentano la nuova frontiera degli studi legali. Quali scelte sta operando Deloitte in questa direzione? «È in atto una trasformazione, per certi aspetti antropologica, delle caratteristiche professionali. Sta nascendo una nuova figura ibrida che si fonda su due elementi sinergici: intelligenza umana e intelligenza artificiale. In Deloitte Legal abbiamo cominciato ad assumere data analist che accompagnino il lavoro dei nostri professionisti con la capacità di leggere i grandi insiemi di dati, concretizzando così la vera trasformazione digitale: quella che ci condurrà a fare valutazioni e assumere decisioni sulla base dell’analisi delle informazioni digitali. Presto saremo in grado di decidere se intentare o meno una causa, prevedendone l’esito, proprio sulla base dell’analisi delle informazioni prodotte da centinaia di migliaia di casi».

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