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Capitali, rientro con ostacoli ridotti

Nella circolare 10/E del 13 marzo le Entrate presentano un approccio light alle cause ostative della voluntary disclosure, che scattano solo periodo di imposta per periodo di imposta e solo in relazione a violazioni, amministrative o penali, di carattere tributario.
Sulla base della legge 186/2014, l’adesione alla disclosure non è ammessa in presenza di cause di inammissibilità. Ciò la differenzia dal “ravvedimento lungo”, che può essere attivato anche in presenza di attività di controllo e che quindi va valutato come un’alternativa alla collaborazione volontaria, anche se con attenzione, perché non garantisce la stessa protezione penale e – soprattutto – non copre il reato di autoriciclaggio. Le preclusioni scattano laddove il richiedente abbia avuto formale conoscenza dell’avvio di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali riferiti a violazioni che insistono sull’ambito oggettivo di applicazione della procedura, che è appunto di carattere tributario. La preclusione opera anche nelle ipotesi in cui la formale conoscenza delle circostanze di cui al primo periodo sia stata acquisita da soggetti solidalmente obbligati o da concorrenti nel reato.
La circolare 10/E fornisce numerosi chiarimenti sul tema delle cause di inammissibilità e distingue tre tipologie di cause ostative, connesse:
all’inizio di accessi, ispezioni o verifiche, per cui il riferimento va fatto ai poteri ispettivi del fisco individuati dagli articoli 52 del Dpr 633/1972 per l’Iva e 33 del Dpr 600/1973 per le imposte dirette;
all’inizio di altre attività amministrative di accertamento, ovvero all’invio di «inviti», «richieste» e «questionari» di cui all’articolo 51 del Dpr 633/72 del 1972 e all’articolo 32 del Dpr 600/73;
all’avvio di procedimenti penali per violazione di norme tributarie.
Non precludono invece l’accesso alla disclosure, secondo la circolare, la pendenza di indagini finanziarie rivolte agli intermediari finanziari e di controlli formali ai sensi degli articoli 36 bis e 36 ter del Dpr 600/73.
Lo sbarramento, per volontà legislativa, deve prendere a riferimento il momento della presentazione dell’istanza, e può riguardare solo le attività ispettive o accertative riferite agli investimenti da regolarizzare. Inoltre occorre la «formale conoscenza» delle cause ostative, che tipicamente coincide con la notifica di un atto all’interessato. Le cause ostative operano poi per singolo periodo di imposta, e quindi, ad esempio, chi ha in essere una verifica su una sola annualità può accedere alla disclosure per le altre, e per tributo, nel senso ad esempio che la verifica ai fini Iva non blocca la disclosure per le imposte dirette. Ancora le cause di inammissibilità vanno riferite distintamente alla procedura internazionale o a quella nazionale, con la conseguenza ad esempio che se un contribuente ha in essere una verifica da redditometro in Italia, anche per tutte le annualità, può presentare regolarmente l’istanza per la procedura internazionale.
La causa di inammissibilità può anche essere rimossa: se il contribuente decide di definire il procedimento in essere con il fisco su una data annualità con il pagamento del dovuto, può accedere successivamente alla procedura anche sulla medesima annualità.
Attenzione, però: la formale conoscenza della causa ostativa può essere riferita non solo all’aderente ma anche ai soggetti solidalmente obbligati in via tributaria o ai concorrenti nel reato. Poiché può capitare che l’aderente possa anche non sapere che il coobligato solidale di imposta o il concorrente nel reato abbiano avuto formale conoscenza di una causa di inammissibilità per lui rilevante, occorrerà che l’Agenzia dimostri che tale circostanza è stata colpevolmente omessa. In alternativa, laddove essa emerga successivamente, l’Ufficio terrà comunque in considerazione la buona fede del contribuente all’atto di presentazione dell’istanza, anche ai fini della determinazione delle sanzioni.

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