Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Capitali in fuga dagli asset italiani

di Vittorio Carlini

«Capitali esteri in fuga». Così potrebbe intitolarsi il film in programmazione in questi giorni su diversi asset finanziari. In particolare, dei paesi periferici di Eurolandia. Italia compresa. Proprio sul nostro Paese, una fotografia indicativa l'ha scattata la bilancia dei pagamenti pubblicata di recente dalla Banca d'Italia. Ebbene, secondo i numeri di via Nazionale, alla fine di agosto, gli stranieri hanno effettuato disinvestimenti netti di portafoglio per 21 miliardi di euro. Cioè, questa era la differenza tra i capitali esteri in entrata (investiti su obbligazioni e azioni) e quelli in uscita. Un numero di poco superiore a quello registrato in luglio (deflussi netti per 20,4 miliardi) ma assolutamente distante dal trend registrato in quel di giugno: a fine del primo semestre 2011, infatti, il saldo netto era addirittura positivo per 25,4 miliardi di euro. Vale a dire: il portafoglio italiano era stato «riempito» dagli investitori stranieri.

Peraltro, la riprova che l'amore per gli asset nostrani, almeno nell'attuale contesto, sia in calo è confermato da un altro dato. Quale? È presto detto: sul totale dei 21 miliardi di deflussi netti ben 17,8 erano concentrati sui titoli obbligazionari. «Parte di questo ammontare – sottolinea Angelo Drusiani, esperto di reddito fisso per Albertini Syz – ha riguardato i corporate bond, soprattutto quelli bancari i cui prezzi sono scesi. Ma una fetta non indifferente, evidentemente, ha coinvolto i titoli di Stato». Un'interpretazione, quest'ultima, confortata dagli stessi numeri della bilancia dei pagamenti. Lo stock del debito netto, al 30 giugno 2011, indicava prestiti verso l'estero delle amministrazioni pubbliche, cioè essenzialmente titoli governativi, per 777,9 miliardi. Una cifra superiore a quella del primo trimestre (767,7 miliardi). Ebbene, secondo diversi esperti, proprio quest'incremento è la prova indiretta del sempre maggiore appeal che il nostro debito ha suscitato sull'investitore straniero. Almeno fino a quel momento. Poi, come indica il dato di agosto, sono arrivate le vendite.

Già, le vendite. Un trend che sarà confermato anche dai dati sui mesi successivi? «Lo scenario dipinto dai numeri di Bankitalia – afferma Rony Hamaui, docente di mercati monetari internazionali alla Cattolica di Milano – è già di per sé negativo. Purtroppo, però, credo che il saldo sui deflussi peggiorerà ancora. Ad agosto eravamo nel pieno della crisi, ma ciò che stiamo vivendo adesso è ancora peggio». «Né – fa da eco Drusiani – può pensarsi che il rally dei listini in ottobre abbia causato l'inversione di rotta».

Insomma, capitali che vanno (di più) e vengono (di meno). Certo, c'è anche chi, come Deutsche Bank, ha ri-aumentato l'esposizione su BTp e Bot: dal miliardo di giugno la banca tedesca è salita a 2,28 miliardi di fine settembre. Tuttavia, non manca chi sceglie la strada opposta: Barclays, per esempio, ha ridotto del 24% la quota in governativi italiani, del 43% quella in bond spagnoli e del 17% gli investimenti nelle emissioni portoghesi.

Un trend, quello dell'uscita dai governativi dei Piigs, comprovato dal balzo stesso dei loro rendimenti: più aumentano le vendite, infatti, e più sale lo yield. Così, il BTp decennale è passato dal 4,2% di rendimento a inizio anno all'attuale 6,2 per cento; quello del «fratello» spagnolo, invece, solamente negli ultimi due mesi è tornato al livello di gennaio, salendo dal 4,9 al 5,4 per cento. Un balzo verso l'alto che, seppur a livelli molto inferiori, ha coinvolto gli stessi titoli di Parigi: la tripla «A» dell'Oat offre ora un rendimento del 2,5% (era il 2,2 due mesi fa).

Un trend complessivo che non stupisce. A fine giugno i money market fund europei avevano ridotto del 10% la quota di titoli di Stato Ue in portafoglio. Una diminuzione non da poco che era seguita al calo (un taglio da 100 miliardi) dell'esposizione delle banche Usa sugli istituti di credito europei. Soprattutto italiani e spagnoli. Cui ha fatto poi seguito, come ricorda Fitch, l'allontanarsi anche dalle banche francesi.
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non deve essere stato facile occupare la poltrona più alta della Bce nell’anno della peggiore pes...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prelios Innovations e Ibl Banca (società attiva nel settore dei finanziamenti tramite cessione del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La pandemia ha spinto le famiglie italiane a risparmiare di più. E questo perchè il lockdown e le ...

Oggi sulla stampa