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Capitali, garanzie e sofferenze: il piano del governo

ROMA Una garanzia pubblica a sostegno degli strumenti di liquidità offerti dalla Bce, una garanzia dello Stato sulle passività di nuova emissione, la sottoscrizione di fondi propri o di capitale, ma anche un nuovo strumento per agevolare lo smaltimento delle sofferenze. Sono quattro i possibili interventi che il governo sta studiando e discutendo con la Commissione Ue per sostenere, in caso di necessità, il sistema bancario. I colloqui con Bruxelles, anticipati dal Corriere , sono stati confermati ieri sia dal premier, Matteo Renzi, che dall’esecutivo comunitario. «Stiamo discutendo. Se ci saranno emergenze le affronteremo. La cosa importante è che i cittadini siano consapevoli che non c’è nessun rischio per i loro risparmi» ha detto ieri Renzi, all’inizio del Consiglio Europeo dedicato ai riflessi della Brexit. «Non è che si stia vivendo chissà quale trattativa. È in corso una discussione molto forte a tutti i livelli, stiamo parlando di tutto, anche di ciò che serve dal punto di vista sociale ed economico» ha detto Renzi.

«La Commissione Ue sta attentamente monitorando la situazione delle banche in Italia, e siamo in stretto contatto con le autorità italiane in merito a possibili interventi» ha detto a Bloomberg il Commissario agli affari economici, Valdis Dombrovskis, confermando che «sono in discussione varie opzioni». Non tutte quelle prese in considerazione dal governo richiedono il via libera preventivo della Commissione Europea, ma non è nelle intenzioni dell’esecutivo, per il momento, forzare la mano più di tanto.

A Roma sono convinti che ci siano i margini, anche grazie al pressing del governatore della Bce, Mario Draghi, per convincere la Commissione ad allentare un po’ i vincoli sugli aiuti di Stato alle banche. Se così fosse sarebbe possibile anche ipotizzare un intervento diretto nel capitale degli istituti in difficoltà, che oggi potrebbe avvenire solo dopo una riduzione del capitale, quindi di azioni e obbligazioni. Quello che il governo italiano vuole assolutamente evitare, dopo i guai causati dall’applicazione di quelle stesse misure a Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e Carichieti, poi finite in risoluzione.

Sul decreto per il ristoro parziale dei piccoli risparmiatori scottati dal crac delle quattro banche ieri è stata votata la fiducia alla Camera. E in quello stesso provvedimento ci sono le misure che dovrebbero consentire un recupero più veloce dei crediti in sofferenza delle banche, 200 miliardi di euro che sono il nocciolo del problema. Il governo sta studiando una soluzione sistemica che agevoli la loro dismissione, e che vada anche oltre il fondo Atlante.

Secondo il capo di Intesa San Paolo, Carlo Messina, contrario a un intervento pubblico dello Stato nel capitale delle banche, con l’apporto dei 500 milioni della Sga, la società pubblica ex Banco di Napoli, e le junior tranche che possono essere emesse dalle banche, Atlante potrebbe già «sostenere anche un quarto delle sofferenze esistenti».

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