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Capitali esteri, l’Italia rialza la testa

Per gli investitori internazionali l’Italia ha rialzato la testa: da ventesima nella classifica 2014 dei Paesi più attrattivi al mondo quest’anno scala otto posizioni e si aggiudica il 12° posto. Meglio della Svizzera, dell’Olanda e anche della dinamica Singapore. Un assist al governo Renzi e alle sue dichiarate intenzioni di voler riportare gli investimenti nel Paese. E anche un ottimo biglietto da visita tra i padiglioni di un’Expo fresca di inaugurazione.
La buona notizia porta la firma di A.T.Kearney, che ha appena pubblicato la 15esima edizione del suo Fdi Confidence Index, l’indice che misura quanto un Paese è nelle priorità dichiarate degli investitori internazionali per l’anno in corso. «E pensare che dal 2007 al 2013 l’Italia è stata addirittura fuori dalla classifica dei primi 25 Paesi mondiali», ricorda Marco Andreassi, partner di A.T. Kearney. Invece quest’anno, in Europa, meglio di noi hanno fatto solo la Gran Bretagna, la Germania e la Francia.
Eppure qui da noi la ripresa è lontana, la disoccupazione elevata, la fiducia interna ai minimi. Che cosa ci ha resi così competitivi, agli occhi degli stranieri? «Certamente – spiega Andreassi – beneficiamo del sentiment positivo che gli investitori mostrano verso l’Europa in generale, grazie anche alle politiche di stimolo della Banca centrale europea con il Qe. Ma c’è anche attesa per le nostre capacità di ripresa economica e per le riforme del governo».
Al primo posto, tra le novità italiane viste di buon occhio dagli investitori internazionali, Andreassi non ha dubbi a mettere il Jobs Act: «C’è grande attesa per la flessibilità che dovrebbe derivare dalla riforma del mercato del lavoro». Gli occhi dei capitali stranieri sono puntati anche su altre riforme in pista: quella della Pa, per esempio, e quella della giustizia. Tutti elementi essenziali che entrano in gioco quando un investimento diventa operativo in un Paese.
L’ottimismo nei nostri confronti deriva anche dagli ultimi investimenti stranieri effettivamente realizzati nel Paese. Ethiad in Alitalia, i fondi del Qatar e del Kuwait, lo shopping cinese su Pirelli: tutte manifestazioni di interesse che non dovrebbero rimanere fenomeni isolati. Anche le missioni italiane all’estero hanno un peso: si legge nel rapporto A.T.Kearney che l’Italia ha adottato una politica «molto aggressiva» per richiamare ulteriori investimenti, in particolare nei confronti della Cina, a partire dal viaggio del premier Matteo Renzi a Pechino nel giugno scorso.
Quasi ininfluente, invece, il peso di Expo nelle aspettative degli investitori internazionali: «Il comparto alimentare e quello della moda – spiega Andreassi – l’anno scorso hanno ricevuto attenzioni marginali da parte dei capitali esteri, che invece si sono concentrati su farmaceutica, servizi finanziari, reti energetiche, tlc. Gli stessi settori su cui presumibilmente anche quest’anno proseguirà l’interesse».
Il premier Renzi, dunque, ha una grande responsabilità: se fallisce nel portare a termine tutte le riforme promesse, le aspettative internazionali andranno presto deluse e l’Italia scenderà nella classifica dei Paesi più attraenti. «Diciamo che ha un bonus di un anno: in teoria – spiega Andreassi – in assenza di scandali gravi, una delusione sulle aspettative generate dalle riforme non dovrebbe ripercuotersi subito sulla classifica 2016». Piuttosto, ci sono dei fattori che la comunità internazionale considera determinanti nella scelta di un investimento, e sui quali invece l’Italia non sta intervenendo affatto: «Penso al tema della corruzione – ammette Andreassi -, che nella graduatoria degli investitori è il secondo fattore più importante. Ma anche allo sviluppo dei trasporti e della banda larga e alle politiche industriali sugli incentivi agli investimenti». Tutti aspetti su cui l’Italia, appunto, latita.
Allargando l’orizzonte, le buone notizie del 2015, secondo A.T.Kearney, sono soprattutto due. La prima è che entro l’anno prossimo due terzi degli investitori mondiali pensano di tornare ai livelli pre-crisi in termini di investimenti diretti all’estero. La seconda è che il livello di interesse per l’Europa è senza precedenti. Ben 15 Paesi sono nelle prime 25 posizioni della classifica. Alimentata in parte dalla decisione della Bce di passare da una politica di austerità a una di stimolo attraverso il Quantitative easing, la quota di Paesi europei nelle posizioni top 25 dell’Indice è passata in un solo anno dal 40 al 60 per cento. Oltre all’Italia, gli exploit migliori sono quelli della Gran Bretagna, terza in classifica, in ascesa da tre anni, e la Germania, in quinta posizione.
Per il terzo anno di fila gli Stati Uniti si aggiudicano la medaglia di più attrattivi al mondo: quasi un intervistato su due è pronto a scommettere su un’ulteriore crescita economica del Paese.
La Cina, infine, si piazza ancora una volta seconda, premiata dal suo percorso di transizione verso un’economia guidata sempre più dai consumi interni.

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