Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Capitali, calcoli sulle sanzioni

Per la voluntary disclosure il vero vantaggio sta nella riduzione delle sanzioni. Nella valutazione delle opzioni che il legislatore italiano ha inteso prospettare al contribuente che intende avvalersi della Voluntary disclosure, emerge chiaro lo scopo della procedura che, sulla falsariga di quanto avviene in altri paesi europei (per esempio: Germania, Francia, Belgio) non si configura affatto come un condono ma come un mezzo per incentivare il ravvedimento e il comportamento trasparente e collaborativo di chi in passato ha sbagliato.

Il punto è chiaro laddove si ponga mente al fatto che il provvedimento non prevede alcuno sconto sulle imposte dovute. Lo stesso sistema di determinazione forfettaria e semplificata delle imposte per i contribuenti che debbono effettuare la Voluntary disclosure su attività di importo relativamente limitato non è certo uno strumento incentivante in forma di flat tax, ma solo un mezzo per semplificare la dichiarazione e l’accertamento. Infatti, come emerge dal prospetto, nel caso in cui la tassazione analitica ha luogo con l’aliquota progressiva (e si applica l’aliquota marginale più elevata), l’incidenza fiscale è sostanzialmente equivalente con quella «forfettario», mentre risulta più onerosa qualora le attività siano state investite in attività finanziaria soggette a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, la cui aliquota è stata sino a tempi recenti relativamente contenuta. Nell’esempio si ipotizza per semplicità che il contribuente abbia investito in un Oicvm armonizzato UE, i quali fino al 31/12./2011 erano soggetti a ritenuta alla fonte «secca» del 12,5% (20% dal 1/1/2012), e che esso abbia ricevuto periodicamente un rendimento annuo nei termini indicati. È palese che, in tal caso, l’applicazione del calcolo a forfait determinerebbe una tassazione assai maggiore di quella analitica.

Ovviamente, ipotizzando che una fetta consistente delle attività sia stata investita in attività finanziarie e che queste ultime abbiano riconosciuto a partire dal 2008 rendimenti non particolarmente brillanti, l’imponibile e l’imposta di tali annualità calcolata con l’analitico dovrebbero essere relativamente contenuti. Tra sanzioni per omessa compilazione del quadro RW e sanzioni per omessa/infedele dichiarazione.

Al di là dell’opzione tra determinazione analitica e forfettaria (nei limiti in cui lo consenta la soglia della giacenza media) è evidente che il contribuente deve avere riguardo soprattutto al favor riconosciuto a livello sanzionatorio. In questa prospettiva il quadro cambia profondamente. Il legislatore ricollega al ravvedimento e alla collaborazione del contribuente un effetto premiale rilevante, sia sul piano amministrativo sia penale.

Con riferimento alle sanzioni amministrative, occorre rilevare come sulla loro riduzione incidano numerosi fattori e alcuni di questi possano essere attivati dallo stesso contribuente. In particolare, nel caso delle sanzioni per l’omessa compilazione del quadro RW, l’art. 5, comma 2, del dl 167/90, prevede che la sanzione oscilli tra il 6% e il 30% per gli investimenti detenuti in stati e territori black list e tra il 3% e il 15% in tutti gli altri. Ebbene, la sanzione non viene raddoppiata se lo stato black list risulta collaborativo, ossia se entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento legislativo sulla VD sia stipulato tra tale stato e l’Italia un accordo sullo scambio di informazioni. Tuttavia, il contribuente può comunque ottenere l’abbattimento al 50% della sanzione del 6% se, alternativamente: esso trasferisce le attività detenute nello stato black list in uno stato white list o in Italia; le attività si trovavano già in tali stati; se il contribuente autorizza l’intermediario estero a trasmettere i dati alle autorità finanziarie. Una delle modalità per attuare il «rimpatrio» sub 1) può essere anche quella di sottoscrivere un mandato fiduciario con conferimento a una società fiduciaria italiana dell’incarico di sostituto d’imposta. In tal caso si attua quello che potremmo definire un rimpatrio «giuridico» (non materiale) delle attività estere, che comporta l’applicazione della riduzione delle sanzioni sino alla metà (oltre a eliminare per il future l’incombenza della dichiarazione delle attività nel quadro RW). Se il contribuente non sceglie alcuna delle opzioni citate e le attività non sono situate in Italia o in uno stato white list, le sanzioni saranno ridotte solo di un quarto. Una volta irrogata la sanzione relative al quadro RW, sarà possibile applicare la riduzione a 1/3 in base all’istituto dell’acquiescenza. Discorso diverso va fatto per le sanzioni amministrative per omessa o infedele dichiarazione, che oscillano, rispettivamente, tra il 120 e il 240% della maggiore imposta accertata nel primo caso e tra il 120 e il 240% nel secondo. Va altresì considerate che per il comma 3 dell’art. 1, citato, la sanzione irrogata subisce un aumento di un terzo se i maggiori redditi accertati sono prodotti all’estero e il raddoppio ove si tratti di attività site in stati o territori black list.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Segnali contrastanti sul fronte Atlantia-Cdp. L’opinione prevalente è che la cordata coagulata in...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non si tratta solo di scegliere una nuova data a partire dalla quale si potrà di nuovo licenziare. ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La proroga del Temporary Framework europeo (il Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato) consentirebbe...

Oggi sulla stampa