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Capitali allo scoperto

Voluntary disclosure senza via di scampo. Il treno della legalità sta per lasciare la stazione e i costi per far salire a bordo i propri capitali sono elevati. Restano ancora alcuni dubbi sulle conseguenze penali dell’autodenuncia, così come è forte il rischio di coinvolgere nelle verifiche dell’Agenzia delle entrate soggetti collegati ai patrimoni detenuti all’estero.

Il quadro è lontano anni luce dalle condizioni iper-agevolate e dalle coperture penali proposte non più tardi di quattro anni fa con l’ultima versione dello scudo fiscale. Eppure la procedura continua a riscuotere un interesse fortissimo, tanto da essere vista come prioritaria dal nuovo governo di Matteo Renzi. In attesa che il parlamento converta il dl n. 4/2014, gli operatori pronosticano una massiccia adesione alla disclosure. ItaliaOggi ha voluto sentire le opinioni di alcuni tra gli esperti di maggior prestigio e le ha raccolte in questo speciale dedicato appunto alla voluntary disclosure.

La spinta decisiva alla regolarizzazione è data dal mutato contesto internazionale, da uno scambio automatico di informazioni finanziarie destinato a entrare a regime nel giro di un annetto e dal reato di autoriciclaggio che presto o tardi sarà inserito anche in Italia. Il costo dell’emersione è maggiore rispetto al passato perché è contemporaneamente maggiore il rischio di essere scoperti, in caso di mancata regolarizzazione.

Nelle ultime settimane l’attività di «marketing» (ossia di sensibilizzazione dei contribuenti riguardo alle opportunità della voluntary disclosure) si è fatta serrata, anche grazie a un susseguirsi di incontri e convegni raramente così fitti su temi tributari in passato.

Allo stesso tempo, però, i professionisti sono alacremente al lavoro. L’attività di indagine economico-contabile necessaria per la predisposizione dell’istanza di adesione richiede una vera e propria full immersion. E sebbene vi sia la possibilità di aderire fino al 30 settembre 2015, la maggior parte degli studi punta a chiudere la procedura con l’Ucifi entro l’estate, in modo da poter arrivare «puliti» all’appuntamento con Unico 2014, fissato al 30 settembre. Con la prossima dichiarazione dei redditi dovrà essere correttamente compilato il quadro RW riferito all’anno 2013 (non sanabile con l’autodenuncia spontanea) e sarebbe preferibile avere già messo i conti in regola fino al 2012. Chi non si è ancora mosso, quindi, rischia di essere già in ritardo. La fretta è cattiva consigliera, soprattutto in un contesto dove non è possibile tirarsi indietro. Una volta trasmessa la richiesta all’Agenzia delle entrate, infatti, il contribuente è di fatto obbligato ad andare fino in fondo. In assenza di anonimato, non c’è spazio per esitazioni o ripensamenti. Tutto deve essere pianificato nei minimi dettagli ex ante, confrontandosi con il proprio professionista di fiducia circa le imposte, le sanzioni e gli interessi da pagare, nonché le eventuali conseguenze penali. Uno screening preventivo che può portare via diversi mesi. E più aumentano i passeggeri, più crescono i carichi di lavoro dei controllori (l’Ucifi). Per chi detiene capitali non dichiarati all’estero, insomma, l’imperativo è fare presto.

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