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Capitali all’estero, multe più basse per chi reinveste i fondi nell’azienda

Le bozze definitive sono ormai pronte. Negli ultimi giorni lo scambio di carteggi tra il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e la titolare dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, si è intensificato in vista del varo del pacchetto di interventi per le imprese. Il decreto, destinato ad arrivare in Consiglio dei Ministri al più tardi il 20 giugno, si chiamerà «Finanza per la Crescita» e introduce una serie di importanti novità. A cominciare dalle misure a favore di un rafforzamento patrimoniale delle imprese. Per incentivare il rientro di capitali detenuti all’estero, e non dichiarati, è previsto il pagamento delle imposte evase, con un’aliquota media del 27%, e una riduzione delle sanzioni. La condizione è che i fondi tornati in patria siano reinvestiti in azienda e lì mantenuti per almeno 5 anni (senza possibilità di distribuire utili). 
L’obiettivo del provvedimento è assicurare una robusta iniezione di capitale nelle imprese. L’adesione alla cosiddetta regolarizzazione volontaria (voluntary disclosure ) include beni immobili, beni artistici, società, fondi e trust, oltre che i circa 300 miliardi di euro di liquidità che le stime di Bankitalia indicano essere detenuti all’estero illegalmente. La bozza aggiornata del decreto stabilisce che, per agevolare la voluntary disclosure , i professionisti e gli intermediari che affiancheranno i contribuenti avranno una sorta di scarico delle responsabilità relative alla consulenza e alla gestione del rimpatrio dei capitali. Il ministro Guidi ha anche insistito sulle misure in favore degli investimenti produttivi. L’indicazione è destinata a tradursi in una detassazione del 50% sugli investimenti aggiuntivi in beni strumentali e beni immateriali (tipo brevetti e software) a valere su Ires e Irap. L’agevolazione avrà la durata di un anno e i costi di copertura non dovrebbero essere significativi (la cosiddetta Tremonti bis, per esempio, non gravò sulle finanze pubbliche). Nel decreto dovrebbe confluire anche un articolo sull’allargamento dei canali di accesso al credito per le imprese. Per garantire più benzina al motore del sistema industriale sarà introdotta la possibilità di concessione diretta del credito anche da parte di compagnie assicurative, fondi di credito e società di cartolarizzazione.Verrebbe, inoltre, eliminata la ritenuta d’acconto sui finanziamenti alle imprese da parte di banche e assicurazioni straniere purché siano appartenenti a paesi in white list . In vista della decisione della Banca Centrale Europea di acquistare pacchetti di beni cartolarizzati è prevista una serie di semplificazioni sulle cartolarizzazioni societarie. Nell’elenco delle coperture al decreto è incluso anche il rifinanziamento per 500 milioni del Fondo Centrale di Garanzia. Tra le proposte già definite ci sarebbe una semplificazione normativa per agevolare la quotazione in borsa delle aziende.
In attesa della versione definitiva del decreto ieri i ministeri dell’Economia e dello Sviluppo Economico hanno siglato con la Bei (Banca Europea Investimenti) un’intesa per un fondo da 500 milioni destinato alle piccole e medie imprese e alle infrastrutture.

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