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Capitale finanziaria europea, pronta la squadra di Milano

Milano candidata capitale finanziaria europea deve ancora superare luoghi comuni – e rating – davvero non più attuali, ma soprattuto deve mettere a sistema politica, lobby e competenze per vincere una battaglia epocale, diventare il post-Brexit. Iniziando soprattutto a scalare la classifica del Global Financial Centres Index – che ancora oggi la vede confinata al 56° posto dell’Europa occidentale – e mostrandosi per quello che già è, un centro internazionale e cosmopolita per fare business.
L’ultimo miglio per la candidatura europea della City meneghina è iniziato ieri con la presentazione in regione Lombardia della squadra italo-britannica nata per sostenere il progetto, e proseguirà domani a Londra con il ministro Pier Carlo Padoan, il governatore Roberto Maroni, l’assessore lombardo Massimo Garavaglia e il sindaco di Milano Giuseppe Sala in delegazione per lanciare Piazza affari. Il sostegno a «Milano-post Brexit» viaggia intanto anche sui binari istituzionali e legislativi considerato che sia il Parlamento – con la proposta di legge dell’onorevole Maurizio Bernardo – sia la Regione stanno lavorando per accentuare la competitività e le peculiarità «molto poco italiane» del capoluogo finanziario.
A favore dì Milano giocano molti fattori, come emerso dalle ricerche presentate all’incontro di ieri – da Gfci 21 a Ey – sia lo storico legame con lo Stock Exchange (che attraverso il capoluogo lombardo terrebbe un piede saldo dentro l’Europa), sia gli standard già internazionali della qualità del lavoro e della vita milanese, peraltro una piazza dove già operano 40 banche internazionali con oltre 6 mila dipendenti. I problemi da superare sono però un’immagine internazionale non riconosciuta – soprattutto «non conosciuta» – e la necessità di adeguarsi gli standard richiesti dalle classifiche dei rating globali, dove ancora oggi Milano è inspiegabilmente confinata nelle retrovie in quanto vista come parte di un Paese in grande difficoltà.
Ovviamente il sostegno della candidatura di Milano deve passare anche dall’analisi dei fondamentali del sistema, che sono molto diversi da come vengono percepiti. Per quanto riguarda la giustizia, il distretto milanese ha performance del tutto diverse dal resto del Paese, in linea con quelle richieste dalla business community, e soprattutto la piazza è da decenni abituata all’utilizzo dell’arbitrato, l’Adr più apprezzata nel mondo degli affari. Quanto ai trasporti e ai collegamenti, una chiave di lettura può diventare il successo di Malpensa, tradito dalla compagnia di bandiera e costretto a giocare in Serie B – ha detto il presidente Sea, Pietro Modiano – ma capace di registrare a dicembre un + 19% di traffico passeggeri.
Il resto per il successo dell’operazione post-Brexit lo deve mettere la comunità milanese, consapevole – come ha sottolineato Mark Yeandle di Z/YenGroup – «che la gente di successo vuole stare in posti di successo, cosmopoliti per vocazione» e con elevati standard di qualità della vita. E consapevoli anche del fatto che «per costruire una reputazione ci vogliono 20 anni, per distruggerla bastano 5 minuti».

Alessandro Galimberti

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