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Caos rublo, crolla a quota 100 sull’euro La fiducia tedesca spinge Milano, più 3,27%

Giornata di tensione ieri per le Borse europee, che hanno chiuso in rialzo dopo un’altalena spinta dalla crisi del rublo, che è precipitato toccando quota 100,3 nel cambio con l’euro e quota 78,7 nel cambio con il dollaro (per poi recuperare), e dal calo del prezzo del petrolio. Il Brent è sceso sotto i 60 dollari per barile per la prima volta dal maggio 2009. 
Milano è stata la migliore tra i principali listini europei. L’indice Ftse Mib ha segnato un +3,27%, Londra è salita del 2,41%, Francoforte del 2,46%, Parigi del 2,19% e Madrid dell’1,80%. Mentre la Borsa di Mosca, dopo aver perso il 19%, ha chiuso a -12%. La mattinata era cominciata con il rublo che si rafforzava dopo la decisone della Banca centrale russa di alzare il tasso di riferimento di ben 6,5 punti percentuali, dal 10,5 al 17%, per frenarne la caduta libera di lunedì. Un tentativo di rimbalzo che già dopo nemmeno un’ora si trasformava in uno scivolone. Per la governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, la debolezza del rublo è dovuta «a fattori esterni» e ha aggiunto che, tra questi fattori, c’è il calo delle quotazioni del petrolio e le sanzioni a Mosca dell’Occidente. Nel primo pomeriggio aleggiava lo spettro del default russo del 1998, mitigato solo quando ore dopo il ministro dell’economia Alexei Ulyukayev ha annunciato iniziative di stabilizzazione, escludendo misure di controllo monetario.
Sulle piazze europee una prima inversione di rotta era stata condizionata da alcuni dati migliori delle attese: l’indice Pmi che misura l’attività economia dell’eurozona a dicembre è salito a 51,7 da 51,1 del mese precedente, mentre l’indice Zew sulle aspettative degli investitori tedeschi è balzato a dicembre a 34,9 da 11,5 di novembre, oltre le stime. Tuttavia il presidente della Bundesbank Jens Weidmann è intervenuto con una doccia fredda, sottolineando che l’inflazione «potrebbe persino scendere sotto zero» ma ciò non significherebbe automaticamente deflazione e che non c’è da aspettarsi troppo sull’eventuale «Quantitative easing» della Bce. Ha anche sottolineato che gli strumenti convenzionali di Francoforte sono ormai «esauriti».
A metà pomeriggio sono scattati forti acquisti in vista anche di scadenze in calendario venerdì sui derivati. Bene i titoli bancari: Ubi +5,70%, Intesa Sanpaolo +4,53%, Mediobanca +4,36% e Mps +3,81%. Molto bene anche l’energia: Saipem +4,87%, Enel +3,80% ed Eni +3,91%. Anche oggi potrebbero esserci tensioni, legate al primo voto al Parlamento di Atene per l’elezione del presidente e alla riunione in serata del Comitato sulle politiche monetarie della Fed.

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