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Caos Imu, il Pd ha altre priorità

Imu, Iva, esodati e legge di stabilità. Si è parlato di questo nel corso della la riunione tra il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, il capogruppo al senato Luigi Zanda e i ministri del partito di largo del Nazareno. Un summit che si è tenuto alla vigilia della riunione del consiglio dei ministri che oggi, come ha annunciato il premier Enrico Letta, approverà i provvedimenti per cancellare in tutto o in parte l’imposta sulla prima casa.

Al termine, è stata diffusa una nota che ribadisce, dopo avere sottolineato «la necessità di fare ogni sforzo per sostenere la ripresa, per affrontare i problemi sociali più acuti e per mettere particolare attenzione sui temi della scuola, dei costi dell’energia, del turismo, di un allentamento del patto di stabilità dei comuni con l’obiettivo di liberare le risorse per investimenti destinati a rinforzare i segnali di ripresa in questa fase di emergenza», le priorità del Pd: «scuola, rifinanziamento della Cassa integrazione guadagni, il tema degli esodati». La nota aggiunge che sarebbe «utile evitare il previsto aumento dell’aliquota Iva» e spiega come sia necessario «approntare una riforma in senso federalista dell’imposte locali e sui rifiuti, in una logica di equità e di equilibrio, che eviti ulteriori aggravi sulle imprese. Il tema del superamento dell’Imu, come previsto dal programma di governo, dovrebbe essere affrontato attraverso soluzioni eque e che siano nel contesto di questa riforma federale».

Epifani: non a ultimatum

Epifani ha poi precisato che «il Pd non accetta ultimatum, perché è nostro interesse riformare l’Imu ma non c’è solo l’Imu». Insomma, l’accordo anche sulle coperture finanziarie prospettate dai tecnici del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ancora non c’è, malgrado Pier Paolo Baretta, sottosegretario dell’Economia, abbia parlato di «un interesse convergente a risolvere il problema dell’Imu» e abbia indicato come «soluzione percorribile la realizzazione della tassa di servizio comunale con ampio potere ai comuni». «Con questa tassa tutti pagheranno meno», aveva aggiunto, «ma la parte finanziaria ha ancora bisogno di un lavoro non semplice che ci auguriamo di completare in queste ore, perché non abbiamo solo l’Imu ma anche l’Iva, la Cig, gli esodati». Un complesso di problemi che dovrà essere affrontato con una visione strategica, perché l’obiettivo, come ha spiegato anche il viceministro dell’economia Stefano Fassina, è quello di ridurre o cancellare l’Imu senza introdurre nuove tasse. «Non sarei d’accordo se per eliminare l’Imu si dovessero aumentare le accise o l’Iva», aveva detto Fassina prima della riunione dei ministri Pd con Epifani, «perché un intervento di questo tipo potrebbe far gridare a qualcuno che ha vinto ma poi a pagare sarebbero gli italiani». Ma secondo quanto ha detto il ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, che ha partecipato come Fassina al vertice con la consegna del silenzio, «non c’è nessuna ipotesi» di rimpiazzare il calo del gettito dell’Imu con altre imposte.

Governo ottimista

Certo è che nel governo e nella maggioranza si ostenta ottimismo: «Un punto di incontro si troverà», ha detto il ministro della giustizia Annamaria Cancellieri, «non credo che cadremo sull’Imu». Agnostico si è detto invece il capogruppo del Pdl alla camera, Renato Brunetta, che ha mostrato il cartellino giallo di ammonizione a Saccomanni. «Come dirsi ottimisti o pessimisti di fronte al nulla? Il ministro Saccomanni non ci ha consegnato nessun testo. L’abolizione dell’Imu è un punto programmatico fondamentale, il fatto che il governo non abbia presentato una proposta mi lascia molti dubbi, un procedere di questo tipo non è cosa seria. Come Pdl abbiamo proposto la soluzione a luglio consegnando a Saccomanni un testo articolato, non abbiamo ricevuto alcuna risposta».

Anci, sindaci a Roma

E i sindaci convergono su Roma per verificare che la cancellazione dell’Imu non comporti un drastico taglio delle risorse a loro disposizione, si lavora ancora per trovare un accordo. Tanto che nel pomeriggio il presidente dell’Anci, Piero Fassino (sindaco di Torino), ha sottolineato che «non ci possono più essere riduzioni delle risorse di cui i comuni beneficiano. Chiediamo la completa copertura tutti gli introiti previsti per i Comuni per il 2013 e che non ci siano altri tagli per il 2014». «Quello che il governo non può decidere è di fare pagare conto ai comuni», ha detto Fassino.

«Le riduzioni sono diventate via via più onerose al punto che oggi non è concepibile per nessun comune subire ulteriori tagli pena la riduzione dei servizi essenziali per i cittadini», ha detto Fassino. «Noi diciamo con chiarezza che è irrinunciabile garantire le risorse compensative Imu 2012, circa 700 mln, e chiediamo che sia totalmente coperto l’introito Imu 2013.

Chiediamo siano garantire ai comuni le risorse per restituire alla Tesoreria le risorse anticipate per la prima rata e che il governo si faccia carico della seconda rata». Insomma, per i comuni il tema fondamentale è «quali sono le risorse di cui i comuni potranno disporre per loro funzioni, cioè i servizi fondamentali e quali sono le risorse con cui gli enti locali potranno dare corso a politiche di investimento necessarie alla crescita e allo sviluppo del paese».

Siria, venti di guerra

Sta precipitando la situazione in Siria. Il presidente americano Barack Obama sta valutando un intervento «lampo», secondo la Nbc a partire da domani, contro la Siria, con un raggio d’azione e una durata limitati. È quanto riferiscono i quotidiani statunitensi. L’attacco, in risposta all’uso «imperdonabile» e «innegabile» di armi chimiche di Damasco contro i civili siriani, dovrebbe durare non più di due giorni e cercare di mantenere l’America fuori da un maggiore coinvolgimento nella guerra civile che va avanti da 29 mesi in Siria. David Cameron, premier britannico, ha detto che un probabile attacco sarà proporzionato alle stragi in Siria.

La posizione italiana

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, e il primo ministro britannico, David Cameron, hanno avuto ieriun colloquio telefonico sugli sviluppi della situazione in Siria.

Regno Unito e Italia, si legge in una nota di Palazzo Chigi, convengono sul fatto che con l’uso massiccio di armi chimiche in Siria si è oltrepassato il punto di non ritorno. Letta ha ribadito a Cameron la ferma condanna da parte dell’Italia dell’attacco del 21 agosto contro la popolazione civile siriana: crimine inaccettabile che non può essere tollerato dalla comunità internazionale. Comunque all’Italia non è stato chiesto, almeno finora, l’utilizzo di basi poste sul territorio nazionale in vista di una eventuale azione militare di altri Paesi in Siria. E, comunque, se questa azione avvenisse al di fuori dell’egida Onu, l’utilizzo delle basi sarebbe escluso. Lo ha appreso l’Ansa da fonti governative. Un’operazione del genere, non è «praticabile senza la copertura legale del consiglio di sicurezza dell’Onu», ha detto il ministro degli esteri, Emma Bonino. L’Italia ha deciso di seguire gli sviluppi con un tavolo a quattro permanente al quale partecipano il presidente del consiglio, il vicepremier Angelino Alfano, il ministro degli esteri, e quello della difesa, Mario Mauro. I quattro si sono riuniti già lunedì sera, dopo il consiglio dei ministri, e al termine è stata espressa «dal governo Italiano una condanna totale dell’atteggiamento del regime siriano. Si è passato un punto di non ritorno». Come ha sottolineato Bonino nel corso di un’audizione in parlamento. Il ministro ha spiegato che si rafforza «l’ipotesi che siano state le forze armate siriane a far uso di armi chimiche, sulla base di informazioni di intelligence che sono condivise dai partner e sulla base di testimonianze di operatori sanitari». E ha precisato che in ogni caso «L’Italia non prenderebbe attivamente parte a operazioni decise al di fuori del Consiglio di Sicurezza dell’Onu». Di più, il ministro si è detto contrario a qualsiasi opzione militare» e ha sollecitato invece una «soluzione politica». Una posizione condivisa dal Pd.

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