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Cantiere competitività

I 535 milioni da versare a Poste spa (in risposta alla sentenza Ue sugli «aiuti di stato»), la seconda soglia per lanciare un’offerta pubblica d’acquisto (opa) fissata al 25% e l’esenzione dal tetto degli stipendi da 240 mila euro anche per i manager delle società che emettono strumenti finanziari quotati in borsa. Sono vari i fronti sui quali il governo e la maggioranza sono pronti a correggere il decreto cosiddetto «competitività» (91/2014), già oggetto di numerosi cambiamenti durante il passaggio a palazzo Madama, e approvato la scorsa settimana con voto di fiducia (si veda ItaliaOggi del 25/7/2014); proposte di singoli ministeri, infatti, puntano direttamente, in una ventina di casi, alla soppressione di norme fresche di introduzione, in particolare sulle imprese. Un cantiere (ancora) aperto, dunque, giacché il provvedimento su cui gravano circa 800 proposte di modifica parlamentari nelle commissioni ambiente e industria di Montecitorio, verrà esaminato con tutta probabilità nel fine settimana, essendo atteso in Aula il prossimo lunedì, e dovrà poi ritornare sul tavolo dei senatori, per essere convertito entro il 22 agosto, pena la decadenza.

A saltare, fra le altre, potrebbe essere l’iniziativa di ammettere una seconda soglia per lanciare l’offerta pubblica di acquisto (opa) obbligatoria per le società quotate in borsa, escluse le pmi: è stata fissata al 25% nell’altro ramo parlamentare, rispetto al 20% che era stato proposto inizialmente, mentre l’altro limite è rimasto al 30%. E, poi, si spingerebbe il testo sulla strada di una maggiore semplificazione per le aziende, mediante un accesso più rapido alla cosiddetta «nuova Sabatini» (incentivi e prestiti agevolati alle piccole e medie imprese con l’obiettivo di ammodernare gli impianti) e con facilitazioni anche per l’avvio della società, con la previsione che sia sufficiente soltanto dotarsi della Scia, ossia della Segnalazione certificata di inizio attività, la dichiarazione che permette alle realtà produttive di iniziare, modificare o cessare un’attività (artigianale, commerciale, industriale), senza dover più attendere i tempi e l’esecuzione di verifiche e controlli preliminari da parte degli enti competenti; al vaglio anche lo stop all’obbligo di installare lampade a basso consumo o al led nei semafori.

Quanto alle iniziative dei deputati, Ermete Realacci (Pd), il presidente della commissione ambiente, deposita una modifica, che è sottoscritta da tutti i democratici dei due organismi parlamentari in cui viene esaminato il decreto, per innalzare lo scambio sul posto a tutti gli impianti alimentati con fonti rinnovabili di potenza nominale fino a 500 kW; si tratta di una norma che estende lo scambio sul posto da 200 a 500 kW (la particolare modalità di valorizzazione dell’energia elettrica che consente al responsabile di un impianto di realizzare una specifica forma di auto-consumo), già inserita già nel testo dalle omologhe commissioni al senato, ma espunta in extremis dal maxi-emendamento sul quale il governo ha blindato il testo per il voto in Aula.

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