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Il canone tv è promosso

Il canone Rai in bolletta supera il secondo esame del Consiglio di stato, anche se la definizione di apparecchio televisivo, che era stata la principale richiesta di modifica da parte dei giudici di Palazzo Spada, nel primo parere del 14/4/2016, non troverà casa nel decreto. I giudici hanno comunque promosso la scelta del ministero dello sviluppo economico (Mise) di inserire solo l’elenco dei device che sono esclusi dal pagamento del canone in una nota interpretativa dello stesso ministero. Lo si legge nel secondo parere che il Consiglio di stato ha espresso in merito alle modifiche apportate al decreto sul canone tv, che a questo punto può accelerare il suo cammino (si veda altro articolo a pagina 34).

Questi i contenuti del decreto, relativamente alle parti che tengono conto del parere del 26 aprile, diffuso ieri.

Cosa paga il canone. Il Mise ha risposto alla criticità sollevata da Palazzo Spada su cosa si dovesse intendere per apparecchio televisivo, scegliendo la strada della prassi amministrativa. Per il Mise non è stato possibile introdurre una disposizione che spiegasse in modo preciso per quali apparecchi dovrà essere applicato il canone tv in bolletta perché «potrebbe ingessare eccessivamente tale definizione» con la conseguenza di farla diventare obsolescente, vista la «continua evoluzione delle tecniche di trasmissione e ricezione del segnale televisivo». Quello che, quindi, ha fatto il Mise è stato inserire una nota tecnica, estranea al decreto ministeriale, dove si chiarisce quali apparecchi saranno assoggettati al pagamento del canone rai in bolletta e quali saranno, di conseguenza, esclusi dall’onere.

La privacy. In materia di privacy nel decreto sarà inserito l’articolo 8, intitolato «privacy e adempimenti delle imprese elettriche». Sarà precisato che lo scambio di informazioni fra gli enti coinvolti (Anagrafe tributaria, Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, Acquirente unico spa, ministero dell’interno, comuni e alcune società private) dovrà avvenire nel rispetto del dlgs 196/2003, dove è prescritto come devono essere trattati i dati personali. Inoltre, il Mise ha provveduto a inviare al Garante della privacy il decreto ed è in attesa di ricevere il parere anche da quest’ultimo.

Casi particolari di esenzione. Il decreto metterà nero su bianco, con un’integrazione all’articolo 6, che in caso di famiglia con doppia abitazione, se «erroneamente» uno dei due utenti ha dichiarato di essere residente nella seconda casa, non si avrà un doppio pagamento del canone in bolletta.

La compensazione per le aziende elettriche. Con la riformulazione dell’articolo 7, comma 1, sarà prevista, per le aziende elettriche che svolgeranno l’attività di riscossione del canone tv, una compensazione forfettaria che andrà a ricadere sulle risorse iscritte a bilancio dell’Agenzia delle entrate. L’attività di riscossione, quindi, non dovrà pesare sui contribuenti attraverso un aggravio della bolletta.

Le altre questioni. Sugli altri punti, su cui i giudici di Palazzo Spada avevano chiesto chiarezza in relazione al parere espresso il 14 aprile 2016, l’amministrazione non ha ritenuto necessario un recepimento.

Il Consiglio di stato aveva chiesto di rendere chiaro il concetto secondo il quale il canone tv sia dovuto una sola volta indipendentemente dal numero di apparecchi televisivi che il singolo contribuente possiede.

Il Mise ha sostenuto di «non aver recepito tale rilievo» perché questo concetto «emergerebbe in maniera sufficientemente chiara» dalla legge 28/2015 in base alla quale «il canone di abbonamento è, in ogni caso, dovuto una sola volta in relazione agli apparecchi ( ) detenuti, nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora, dallo stesso soggetto e dai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica, come individuata dall’articolo 4 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223».

Giorgia Pacione Di Bello

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