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«Cancro da cellulare» Sì della Cassazione al manager malato

Una relazione diretta tra un tumore alla testa e l’uso continuo e prolungato nel tempo del telefono cellulare. Una neoplasia ai nervi cranici direttamente collegata all’uso del telefonino.
Innocente Marcolini, 60 anni, di Carpenedolo, ex direttore finanziario di una multinazionale bresciana, ha vinto la sua battaglia legale: la Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’Inail alla sentenza della Corte d’Appello di Brescia riconoscendo l’esistenza di un nesso causale tra l’attività lavorativa del manager svolta prevalentemente al cellulare o al cordless e l’insorgere di un neurinoma del ganglio di Gasser, un tumore benigno al nervo trigemino.
I giudici della Corte di Cassazione hanno ribadito la validità dei riferimenti scientifici portati in aula dal perito dei giudici e dai consulenti di Marcolini, Giuseppe Grasso, neurochirurgo di Brescia, e il professor Angelo Gino Levis, oncologo e ordinario di Mutagenesi ambientale all’Università di Padova, che evidenziavano l’aumento del rischio di tumori ai nervi cranici, soprattutto il nervo acustico e il trigemino, per chi usa molto il telefono cellulare.
Una sentenza storica che Marcolini vive come una vittoria da condividere con tutti «perché sono finalmente stati scritti nero su bianco i rischi che si corrono usando in modo non corretto il cellulare». Da condividere anche con un collega, Francesco Morelli, stesso lavoro, stessa azienda, stesso uso del telefono, colpito dallo stesso tipo di tumore. «Non è stato operato, ma è costantemente sotto controllo».
Il tumore al trigemino di Marcolini per i giudici è una malattia professionale, il neurinoma si è sviluppato come conseguenza del lavoro, almeno sei ore al giorno per una dozzina d’anni al telefonino a concludere affari con la Cina e i Paesi arabi. Sempre al telefono, senza mai usare l’auricolare e ricorrendo al vivavoce solo per gli spostamenti in auto. Il tumore l’ha reso invalido all’80 per cento: il viso è semiparalizzato e ogni giorno l’ex manager deve imbottirsi di antinfiammatori e morfina per sopportare il dolore. I giudici della Corte d’Appello di Brescia il 22 dicembre del 2009 hanno stabilito che l’Inail corrisponda al manager una rendita.
I guai per il dirigente sono iniziati nel 2002. Una semiparesi al viso, il responso della risonanza magnetica è di quelli che lasciano senza fiato: neurinoma al trigemino sinistro. «All’orecchio sinistro avevo sempre appoggiato il telefono cellulare — ricostruisce Marcolini — perché la mano destra mi serviva libera per prendere appunti». Il calvario per il manager è lungo e non è ancora finito. «Sono stato operato in Svizzera, il tumore era vicino alla carotide ed era necessario intervenire in fretta». Poi la battaglia legale e la testimonianza nel libro Toglietelo dalla testa di Riccardo Staglianò. «Non ho lottato per ottenere un risarcimento — spiega Marcolini — ma perché volevo che fosse fatta chiarezza, perché se ci sono dei rischi nell’uso dei telefoni senza fili la gente lo deve sapere. I genitori devono sapere che i loro figli rischiano di ammalarsi. E non è un caso — precisa — che di recente nelle istruzioni dei cellulari si raccomandi l’uso a due centimetri di distanza dal viso, perché le radiazioni hanno questo raggio di propagazione».
Marcolini, che ha provato sulla propria pelle le conseguenze di un uso smodato del cellulare, non rinuncia alle telefonate senza fili. Ma ha cambiato approccio: «Mai senza auricolare o viva voce, il cellulare non l’ho più appoggiato all’orecchio. Dovrebbero fare tutti così. I rischi sono troppo alti. Io ne so qualcosa».

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