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Cancellazione crediti più ostica

L’aggiornamento dei principi contabili inizia da crediti, titoli e partecipazioni: pubblicata la versione definitiva, obbligatoria dal 31 dicembre 2014, degli Oic 15, 20 e 21.

Tre le principali novità: stop alla cancellazione facile dei crediti; il management intent determina la classificazione in bilancio dei titoli e delle partecipazioni; ricavo fin dalla consegna del bene per la vendita a rate con riserva di proprietà.

L’Oic 15

Il nuovo Oic 15 detta nuovi criteri in merito all’eliminazione dei crediti qualora siano soggetti a un’operazione di smobilizzo (cessione, factoring, cartolarizzazione): la cancellazione potrà avvenire, in linea con la migliore prassi internazionale che guarda alla so-stanza dell’operazione, solo nel momento in cui si estinguono i diritti contrattuali sui flussi finanziari derivanti dal rapporto obbligatorio oppure allorquando questi siano trasferiti insieme, però, a tutti i rischi ad essi connessi.

Nell’ipotesi di smobilizzo pro-solvendo, contrariamente alla prassi oggi prevalente, il credito non potrà quindi essere più depennato: continuando l’esposizione al rischio d’inadempimento, l’attività rimarrà difatti in contabilità e sarà assoggettata alle normali regole valutative; si darà conto dell’eventuale anticipazione ricevuta dal cessionario iscrivendola fra i debiti di finanziamento e rilevando, secondo competenza economica, i relativi oneri finanziari.

Cambia anche la rappresentazione in bilancio della vendita a rate con riserva di proprietà, visto che si deve far prevalere la sostanza economica dell’operazione rispetto alla sua forma giuridica: l’Oic 15 dispone, ricordando che secondo l’art. 1523 c.c. il compratore acquista sì la proprietà della cosa con il pagamento dell’ultima rata ma ne assume i rischi fin dal momento della consegna, la rilevazione del ricavo di vendita e del relativo credito a quest’ultima data, indipendentemente quindi dal formale passaggio di proprietà. Altro aspetto da sottolineare, sempre con riferimento al nuovo documento sui crediti, riguarda i chiarimenti sull’attualizzazione di quelli commerciali oltre i 12 mesi: la loro contropartita reddituale deve essere distinta fra ricavo di vendita attualizzato e interessi impliciti, questi ultimi da distribuire nell’intervallo temporale della dilazione concessa grazie a un risconto passivo.

Per i crediti di natura finanziaria a medio e lungo termine, invece, vista la mancanza di un ricavo da rettificare non si procederà ad attualizzazione nel caso della mancanza di interessi congrui limitandosi a segnalare, in nota integrativa, l’eventuale differenza rispetto al valore attuale dei flussi finanziari attesi.

Gli Oic 20 e 21

I nuovi Oic 20 e 21 riformulano la disciplina relativa alla classificazione, fra attivo immobilizzato e circolante, dei titoli e delle partecipazioni: gli strumenti finanziari destinati a permanere durevolmente nel patrimonio aziendale si iscrivono tra le immobilizzazioni, gli altri vengono iscritti nel circolante.

La destinazione deve essere valutata considerando non solo le caratteristiche dello strumento e l’effettiva capacità dell’impresa di detenerlo per un periodo prolungato di tempo ma, e soprattutto, la volontà della direzione aziendale; titoli della medesima specie, ad esempio, potrebbero essere destinati dall’organo amministrativo, in conseguenza di specifiche strategie aziendali, in parte ad investimento duraturo, da iscriversi nell’attivo immobilizzato, e in parte a negoziazione nel circolante. Nel caso di partecipazioni deve comunque rispettarsi la presunzione legale di cui all’art. 2424-bis: si presumono immobilizzate, salvo argomentazione contraria, quelle in altre imprese che consentono l’esercizio di almeno un quinto dei voti (un decimo se si tratta di società quotata) esercitabili nell’assemblea ordinaria.

Viene precisata, inoltre, la disciplina relativa ai cambiamenti di destinazione: la riclassificazione è fatto eccezionale, non giustificabile da politiche di bilancio, da motivare in nota integrativa; avviene in base al valore risultante dall’applicazione dei criteri di valutazione dell’area di provenienza e solo al termine dell’esercizio si dovrà procedere alla stima con il criterio previsto per la categoria di destinazione.

Sempre in tema di titoli e partecipazioni si segnala come i nuovi documenti prevedano, ai fini del computo della plus/minusvalenza da realizzo, che non si debba tener conto delle spese di cessione: la nuova soluzione consente una migliore attuazione del principio civilistico che vieta la compensazione tra componenti economiche di diversa natura.

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