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Cancellazione crediti, conta il trasferimento dei rischi

Tutto pronto per le nuove regole contabili da adottare nel caso di cancellazione dei crediti dal bilancio. È intervenuta l’approvazione definitiva dell’Oic 15 e quindi i comportamenti non potranno che adattarsi alle nuove interpretazioni. Il tutto considerando che ormai il comportamento tenuto in sede di redazione del bilancio è rilevante anche ai fini fiscali. L’ultima conferma di tale situazione la si è avuta con la circolare dell’Agenzia delle entrate n. 14/E del giugno scorso. Come poteva già intuirsi dalla lettura dei documenti emanati dall’organismo italiano di contabilità per le consultazioni, il cambio di rotta rispetto al passato contenuto nel documento di prassi è netto. La scelta è stata quella di allontanarsi dalla abituale rilevanza del dato formale per avvicinarsi a quello sostanziale e con ciò avvicinandosi anche alle regole previste dai principi contabili internazionali. La cancellazione del credito dal bilancio interviene, infatti, non tanto quando la titolarità dello stesso viene a mutare ma quando sono realmente trasferiti i rischi dello stesso. Nei documenti si legge infatti questa affermazione: «Gli elementi cardine per stabilire se un credito debba o meno essere cancellato dal bilancio sono l’esistenza del diritto a ricevere flussi finanziari e, nel caso di trasferimento di tale diritto, l’esposizione ai rischi inerenti il credito stesso. Quando il credito si estingue o viene ceduto in un’operazione di cessione che trasferisce al cessionario sostanzialmente tutti i rischi inerenti lo strumento finanziario ceduto, il credito è cancellato dal bilancio». È evidente pertanto che rispetto al trasferimento della titolarità la linea guida diviene il trasferimento del rischio nella convinzione che in tal modo si possa offrire al lettore del bilancio una rappresentazione maggiormente efficace del rischio inerente ai portafogli dei crediti ceduti: il terzo è infatti solitamente più interessato a sapere i rischi che potrebbero impattare sul conto economico del cedente piuttosto che conoscere la mera titolarità giuridica del diritto di credito. Anche sul punto le indicazioni dell’Oic 15 sono chiare: il mantenimento in bilancio del credito ceduto fornisce una misura immediata del valore dell’attivo esposto al rischio di controparte e agli altri rischi inerenti al credito e consente di individuare in modo diretto la natura (commerciale, finanziaria, _) del credito ceduto verso il quale si continua a rimanere esposti. Come si è detto il cambio di rotta non è di poco conto considerando che nel passato era consentito un duplice comportamento nel caso di operazioni che non trasferivano sostanzialmente tutti i rischi: era possibile cancellare il credito ma anche mantenerlo in bilancio. Oltre alle differenti conseguenze in termini di chiarezza della situazione della società è da notare che la vecchia impostazione consentiva la possibilità di un duplice comportamento rendendo non comparabili i risultati di bilancio. Nel principio contabile quando si individuano le motivazioni che hanno portato a tale scelte si fa cenno anche delle regole fiscali. Si sostiene, infatti, che l’avere dettato un comportamento univoco ha il pregio di permettere un’applicazione unica e uniforme delle regole fiscali in materia di deducibilità delle perdite che emergono in caso di cessione del credito ottenendosi:

  • coerenza sistemica dell’ordinamento contabile–fiscale;
  • semplicità nell’applicazione delle regole di determinazione dell’imponibile.Sulla base di queste affermazioni di principio il documento individua la possibilità di cancellare il credito quando:
  • i diritti contrattuali sui flussi finanziari derivanti dal credito si estinguono; oppure
  • la titolarità dei diritti contrattuali sui flussi finanziari derivanti dal credito è trasferita e con essa sono trasferiti sostanzialmente tutti i rischi inerenti il credito. Il documento passa poi a individuare una serie di situazioni ed indici che possono aiutare a individuare se i rischi sono o meno trasferiti. Ecco alcuni riferimenti utili per la valutazione del trasferimento dei rischi:
  • verifica dell’esistenza di garanzie fornite;
  • verifica degli obblighi contrattuali con particolare riguardo all’eventuale obbligo di riacquisto al verificarsi di certi eventi;
  • verifica di commissioni e penali dovute per il mancato pagamento;
  • verifica delle eventuali franchigie da corrispondere ai soggetti che hanno garantito l’incasso del credito.Di certo la valutazione del redattore non dovendosi fermare al solo dato «formale» comporta difficoltà maggiori. Non è sufficiente verificare il passaggio della titolarità giuridica del diritto di credito (che rimane il punto di partenza) ma a ciò deve seguire un’analisi delle pattuizioni contrattuali per verificare se anche il dato sostanziale è coerente con quello formale. Il tutto tenendo anche presente che le clausole contrattuali sul punto sono sempre più diversificate si può ipotizzare che tale linea comporterà situazioni di dubbio e difficoltà che sono però giustificate dall’obiettivo che questa nuova impostazione si prefigge.
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